News

Pubblicato il 7 dicembre 2022

L’UE alla COP15: dirittura d’arrivo dell’accordo globale per arrestare e invertire la rotta sulla biodiversità per le persone e per il pianeta

politiche-unione-europea-14-euroconsulting

Al via oggi la conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità (COP15) a Montreal. Dal 7 al 19 dicembre i paesi punteranno a raggiungere un accordo globale per la protezione della natura e del pianeta con obiettivi a lungo termine entro il 2050 e tappe fondamentali per il 2030. La Commissione, in rappresentanza dell’UE, collaborerà con tutte le parti per concludere un accordo globale ambizioso teso a proteggere, ripristinare, utilizzare in modo sostenibile la biodiversità e investire negli ecosistemi. In occasione del segmento ad alto livello previsto dal 14 al 17 dicembre, il commissario Sinkevičius rappresenterà la Commissione e sarà a capo della squadra negoziale dell’UE.

Dopo una fase negoziale di oltre due anni, la Commissione intende rendere la COP15 la “nuova Parigi” per la biodiversità, con un chiaro riferimento all’importante vertice sul clima in cui il mondo intero ha convenuto di limitare i cambiamenti climatici a 1,5 °C. Ci vorrà un bel po’ di ambizione per affrontare la duplice crisi dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità, oltre che per mantenere la capacità del pianeta di sostenere 8 – presto 10 – miliardi di persone, combattere i cambiamenti climatici e salvaguardare i nostri mezzi di sussistenza. Come primo passo, occorrerà garantire che il pianeta nel 2030 sia in condizioni migliori rispetto al 2020.

L’UE alla COP15: priorità per un quadro globale in materia di biodiversità

La Commissione lavorerà con gli Stati membri dell’UE per adottare un quadro globale per la biodiversità post-2020 che sia ambizioso, completo e trasformativo. L’accordo alla COP15 dovrebbe comprendere:

  • l’obiettivo di proteggere il 30% delle terre e degli oceani entro il 2030, in particolare le zone più preziose per la biodiversità e i servizi ecosistemici. Le aree protette dovrebbero essere ben connesse e gestite in modo efficace;
  • l’obiettivo di ripristinare 3 miliardi di ettari di ecosistemi terrestri e di acqua dolce degradati e 3 miliardi di ettari di ecosistemi oceanici; il ripristino consentirà a queste zone di aumentare la produttività e migliorare la resilienza a siccità, inondazioni e organismi nocivi;
  • obiettivi tesi a contrastare le cause dirette della perdita di biodiversità, incluso l’inquinamento;
  • impegni volti a promuovere l’uso sostenibile della biodiversità e degli ecosistemi, in particolare con approcci agroecologici: ridurre l’uso di pesticidi, fermare la deforestazione e integrare nell’economia soluzioni basate sulla natura. L’uso sostenibile della biodiversità è in grado di sovvenire ai bisogni delle persone (alimenti, fibre, combustibili, medicinali o turismo) sostenendo nel contempo la conservazione;
  • un quadro solido di monitoraggio con una serie di indicatori chiave e un meccanismo robusto per esaminare i traguardi nazionali intesi ad applicare il quadro, e infine l’accordo.

Mobilitazione di finanziamenti della biodiversità

Simili ambizioni richiederanno la mobilitazione di ingenti risorse finanziarie a favore della conservazione e dell’uso sostenibile della biodiversità. Come annunciato dalla Presidente von der Leyen nel discorso sullo stato dell’Unione, l’UE raddoppia i finanziamenti globali per la biodiversità portandoli a 7 miliardi di € nel periodo 2021-2027, in particolare per i paesi più vulnerabili, e incoraggia tutti i donatori internazionali a spingersi sullo stesso livello di ambizione. A Montreal la Commissione sosterrà un pacchetto cospicuo per mobilitare risorse provenienti da tutte le fonti, nazionali e internazionali, pubbliche e private.

In via prioritaria occorre sfruttare meglio le risorse a disposizione, anche allineando tutti i flussi finanziari agli obiettivi rispettosi della natura e affrontando la questione delle sovvenzioni dannose. Le imprese svolgono un ruolo importante in tal senso, a cominciare da monitoraggio, valutazione e rivelazione del loro impatto sulla natura e da quanto invece ne sono dipendenti. L’UE sostiene la coalizione imprenditoriale mondiale che chiede l’obbligo di segnalazione da parte delle imprese e degli enti finanziari.

Una questione negoziale fondamentale è l’accesso e la ripartizione giusta ed equa dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento delle risorse genetiche (informazioni sulle sequenze digitali). La Commissione insiste perché le soluzioni siano pratiche e facilmente realizzabili: dovranno offrire chiarezza e certezza del diritto e generare più benefici che costi. In particolare, si dovrà garantire libero accesso a tali informazioni e assenza di ostacoli alla ricerca scientifica.

Dato che si gestisce solo ciò che si misura, la Commissione si batterà per sviluppare e potenziare capacità e si impegna a istituire un servizio globale di sostegno delle conoscenze per la biodiversità per aiutare i paesi partner nell’attuazione del futuro accordo globale.

Contesto

Poiché la metà della produzione economica mondiale dipende dalla natura, proteggere la biodiversità significa salvaguardare le basi portanti da cui tutti dipendiamo. La velocità attuale del declino della biodiversità e del degrado degli ecosistemi mette gravemente a rischio la sicurezza alimentare globale, che si basa sull’impollinazione e sulla salubrità dei suoli. La perdita di biodiversità compromette gli obiettivi di sviluppo sostenibile e altri obiettivi e traguardi internazionali.

Allo stesso tempo, la natura è il nostro miglior alleato nella lotta ai cambiamenti climatici e nella prevenzione delle catastrofi naturali che ne derivano. Le soluzioni basate sulla natura sono tra le misure più economiche ed efficaci in materia di cambiamenti climatici, ma per applicarle l’ambiente deve essere sano. Ad oggi:

•   un milione di specie è a rischio di estinzione a causa dell’attività umana, tra queste si annovera il 40% degli insetti;

•   le foreste tropicali presentano un tasso di disboscamento pari a 13 milioni di ettari all’anno, l’equivalente della Grecia o del Nicaragua;

•   un terzo della superficie terrestre è gravemente degradato, la perdita di suoli fertili ammonta a 24 miliardi di tonnellate all’anno.

FONTE: COMMISSIONE EUROPEA