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Pubblicato il 17 novembre 2021

Nuove norme per prodotti a disboscamento zero – Domande e risposte

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Perché l’UE ha deciso di agire contro il disboscamento e il degrado forestale nel mondo?

La prima causa di disboscamento e degrado forestale è l’espansione dei terreni agricoli legata alla produzione di alcune delle materie prime che importiamo, quali soia, manzo, olio di palma, legno, cacao e caffè. In quanto grande economia e consumatrice di queste materie prime, l’UE è almeno parzialmente responsabile del problema, ma è decisa a rispondere al chiaro appello lanciato dai cittadini europei e assumere un ruolo guida nella sua risoluzione.

La Commissione propone pertanto un regolamento per ridurre al minimo il disboscamento e il degrado forestale imputabili all’Unione. Si prevede che le nuove norme, che promuovono il consumo di prodotti “a disboscamento zero” e attenuano l’impatto dell’UE in termini di disboscamento e degrado forestale in tutto il mondo, ridurranno le emissioni di gas a effetto serra e la perdita di biodiversità.

La consultazione pubblica avviata dalla Commissione su questa proposta legislativa, la seconda per numero di partecipanti nella storia dell’UE, ha raccolto oltre 1,2 milioni di commenti, dai quali emerge che gli europei sono nettamente a favore di un intervento dell’Unione finalizzato a combattere il disboscamento e il degrado forestale. L’indagine Eurobarometro standard della primavera 2021 ha inoltre evidenziato che, per i cittadini UE, l’ambiente e i cambiamenti climatici sono tra le questioni più importanti cui devono far fronte gli Stati membri e i singoli individui. Questa iniziativa garantirà ai cittadini che i prodotti consumati sul mercato dell’UE non contribuiscano al disboscamento e al degrado forestale nel mondo.

La proposta si iscrive nel quadro di un più ampio piano d’azione teso a contrastare il disboscamento e il degrado forestale, delineato per la prima volta nella comunicazione della Commissione del 2019 dal titolo “Intensificare l’azione dell’UE per proteggere e ripristinare le foreste del pianeta”. Anche il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea hanno esortato la Commissione a presentare rapidamente le opportune proposte legislative [riferimento in nota]. L’Unione persegue un approccio a tutto tondo, caratterizzato dalla sinergia tra misure sul lato della domanda e dell’offerta, nonché dall’impegno multilaterale e dal dialogo con paesi produttori e consumatori. La lotta al disboscamento procederà di pari passo con la creazione di incentivi a un uso più sostenibile delle risorse naturali, con il contributo al mantenimento di foreste più intatte, con la promozione delle opportunità commerciali per i prodotti sostenibili e con il contrasto alla concorrenza sleale praticata dai produttori non sostenibili che esportano verso il mercato dell’UE.

La Commissione intensificherà anche il dialogo con gli altri paesi che sono grandi consumatori affinché si uniscano agli sforzi multilaterali tesi a porre fine al disboscamento e al degrado forestale nel mondo.

Quanto è grave il problema del disboscamento?

Il disboscamento e il degrado forestale concorrono notevolmente al riscaldamento globale e alla perdita di biodiversità, due delle maggiori sfide ambientali della nostra epoca. Stando alle stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), tra il 1990 e il 2020 sono stati disboscati 420 milioni di ettari di foreste, una superficie più estesa di quella dell’Unione europea. In termini di perdita di superficie netta (la differenza tra l’area disboscata e quella delle nuove foreste piantate o rigenerate), la FAO calcola che nello stesso periodo siano andati persi circa 178 milioni di ettari, equivalenti a tre volte la superficie della Francia.

Il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) stima che tra il 2007 e 2016 il 23 % delle emissioni antropogeniche totali di gas a effetto serra sia stato generato dall’agricoltura, dalla silvicoltura e da altri usi del suolo: l’11 % circa proveniente dalla silvicoltura e dagli altri usi del suolo, soprattutto il disboscamento, il restante 12 % direttamente imputabile alla produzione agricola (ad esempio bestiame e fertilizzanti).

Quali sono le principali azioni proposte nel regolamento?

Il regolamento fissa obblighi di dovuta diligenza per gli operatori che immettono sul mercato UE determinate materie prime associate al disboscamento e al degrado forestale (soia, manzo, olio di palma, legno, cacao e caffè) e alcuni loro derivati, quali pelle, cioccolato e mobili. Mira a far sì che sul mercato dell’Unione siano ammessi solo prodotti legali (secondo le norme vigenti nel paese d’origine) e “a disboscamento zero”.

Gli operatori saranno tenuti a raccogliere le coordinate geografiche degli appezzamenti d’origine delle materie prime che immettono sul mercato: scopo di una tracciabilità così rigorosa è garantire che nell’UE entrino solo prodotti a disboscamento zero e dare alle autorità competenti degli Stati membri i mezzi necessari per vigilare in tal senso.

Un sistema comparativo gestito dalla Commissione consentirà di individuare i paesi a basso, medio o alto rischio di produrre materie prime o prodotti che contribuiscono al disboscamento o che non sono conformi alla legislazione del paese produttore. Gli obblighi in capo agli operatori e alle autorità varieranno in funzione del livello di rischio del paese o della regione di produzione, con doveri di diligenza semplificati per i prodotti provenienti da zone a basso rischio e controlli rafforzati per le zone ad alto rischio.

La Commissione è decisa a collaborare con i paesi partner – governi, mondo accademico, settore privato e società civile compresi – al fine di affrontare le sfide del disboscamento e del degrado forestale.

Avvierà inoltre discussioni bilaterali e multilaterali sulle politiche e le azioni tese ad arrestare questi fenomeni, anche in contesti multilaterali.

Quali sarebbero i principali vantaggi del regolamento?

Le nuove norme puntano a prevenire il disboscamento e il degrado forestale. Ciò eviterebbe anche l’emissione in atmosfera di almeno 31,9 milioni di tonnellate metriche di carbonio l’anno dovute al consumo e alla produzione delle materie prime interessate, con un potenziale risparmio annuo di almeno 3,2 miliardi di €.

Com’è stato definito l’ambito di applicazione del regolamento?

Nell’ambito di applicazione del regolamento rientrano sei materie prime – manzo, legno, olio di palma, soia, caffè e cacao – e alcuni loro derivati, ad esempio pelle, cioccolato e mobili, proposti sulla scorta della valutazione d’impatto dell’iniziativa. Tale analisi mirava a individuare, sulla base di dati scientifici e ricerche pregresse, le materie prime la cui produzione e il cui consumo in Europa contribuiscono maggiormente al disboscamento e al degrado forestale nel mondo. Alla luce dei risultati è stata condotta un’analisi costi-benefici per circoscrivere ulteriormente il campo e definire i settori nei quali l’intervento dell’UE può risultare più incisivo. La selezione è avvenuta all’insegna dell’oggettività, riservando lo stesso trattamento alle materie prime prodotte in Europa e al suo esterno.

La Commissione propone di adeguare progressivamente l’ambito di applicazione del regolamento, riesaminando e aggiornando con cadenza periodica l’elenco delle materie prime sulla base dei nuovi dati: ciò consentirà di adattarlo all’evoluzione delle tendenze di disboscamento.

Perché è importante occuparsi del disboscamento legale oltre che di quello illegale?

Quest’iniziativa è rivoluzionaria e dimostra che l’UE vuole dare l’esempio con i fatti: compiendo un passo avanti decisivo, accosta infatti al disboscamento illegale qualsiasi tipo di disboscamento motivato dall’espansione agricola per la produzione delle materie prime contemplate dal regolamento. Le ragioni sono molteplici.

In primo luogo i dati disponibili confermano che una parte delle attività di disboscamento costituisce un cambio legale di uso del suolo secondo le norme dei paesi di produzione.

In secondo luogo, se si concentrasse solo sulla legalità, il regolamento dovrebbe fare affidamento sul rigore normativo dei paesi terzi, potenzialmente incoraggiando dinamiche controproducenti in quelli che dipendono fortemente dalle esportazioni agricole e che potrebbero essere tentati di abbassare gli standard di tutela dell’ambiente per agevolare l’accesso dei loro prodotti al mercato UE.

In terzo luogo, stabilire una definizione di disboscamento può facilitare l’attuazione delle norme e migliorarne l’efficacia.

Come saranno attuate, fatte rispettare e monitorate le nuove norme? Qual è il ruolo della geolocalizzazione?

Le imprese che immettono sul mercato le materie prime e i prodotti interessati dovranno predisporre e attuare sistemi di dovuta diligenza onde evitare che sul mercato dell’Unione arrivino prodotti associati al disboscamento. Saranno oggetto di controlli e dovranno rispondere alle autorità competenti qualora non rispettino le prescrizioni del regolamento. Saranno tenute a inserire in un sistema di informazione europeo una dichiarazione nella quale attestano di aver esercitato la dovuta diligenza e che i prodotti da loro immessi sul mercato sono conformi alle norme UE. Questa dichiarazione conterrà anche informazioni essenziali per il monitoraggio, nello specifico le coordinate geografiche dell’azienda agricola o della piantagione in cui sono state coltivate le materie prime.

Come funzionerà nella pratica il sistema di dovuta diligenza?

Le nuove norme impongono agli operatori che immettono per la prima volta sul mercato dell’UE le materie prime o i prodotti interessati di esercitare la dovuta diligenza per garantire che questi:

a) non siano stati prodotti su terreni oggetto di disboscamento o degrado dopo il 31 dicembre 2020;

b) siano stati prodotti nel rispetto della normativa del paese di produzione.

Se una delle due condizioni non è rispettata i prodotti non potranno essere immessi sul mercato dell’UE.

I sistemi di dovuta diligenza si articoleranno in tre fasi:

nella prima fase gli operatori dovranno garantire l’accesso alle informazioni relative, tra le altre cose, a materie prime, quantità, fornitori, paesi di produzione eccetera. In questa fase è essenziale ottenere le coordinate geografiche degli appezzamenti di terreno da cui provengono le materie prime che essi immettono sul mercato. Poiché il disboscamento è connesso ai cambiamenti di uso del suolo, per monitorare questo fenomeno occorre poter risalire con precisione agli appezzamenti in cui sono state coltivate le materie prime o i prodotti che arrivano sul mercato dell’UE. La geolocalizzazione è il metodo più semplice ed economicamente efficace per ottenere le informazioni geografiche indispensabili alle autorità per accertare che tali prodotti non abbiano contribuito al disboscamento. Si prevede che la combinazione di geolocalizzazione e monitoraggio satellitare da remoto migliorerà l’efficacia del regolamento.

Nella seconda fase le imprese dovranno usare le informazioni sull’appezzamento di origine delle materie prime per analizzare e valutare i rischi nella catena di approvvigionamento.

Dovranno poi adottare misure di mitigazione adeguate e proporzionate nella terza fase.

Quale sarà l’impatto delle nuove norme sulle imprese europee?

Il regolamento sancisce norme comuni per tutte le imprese che immettono determinati prodotti sul mercato dell’UE, siano esse europee o straniere. La valutazione d’impatto a corredo della proposta fornisce una stima dei costi che le aziende dovrebbero sostenere per dotarsi di un sistema di dovuta diligenza e gestirlo in conformità al regolamento: si tratta di un impegno economico inferiore ai benefici attesi. Per giunta la proposta concede alle imprese, in particolare alle microimprese, tempi di adeguamento generosi per operare i cambiamenti richiesti.

Tutti gli operatori economici dovranno rispettare i medesimi requisiti ed escludere dalle loro catene di approvvigionamento i prodotti che sono causa di disboscamento e degrado forestale, promuovendo in tal modo una concorrenza leale e sostenibile. Il sistema comparativo agevolerà questo processo individuando i paesi a basso rischio, dai quali sarà possibile approvvigionarsi con obblighi di diligenza semplificati.

Che cosa implicano le nuove regole per i produttori al di fuori dell’UE?

Il regolamento prevede che per le materie prime importate e per quelle di origine interna valgano gli stessi standard. Non sarà imposto alcun divieto su prodotti o paesi specifici e i produttori sostenibili continueranno a poter vendere le proprie merci nell’UE. Si prevede che nell’Unione crescerà la domanda di prodotti a disboscamento zero, dando così impulso ai modelli imprenditoriali sostenibili e all’attività delle imprese di questo tipo in tutto il mondo (sono definiti “a disboscamento zero” i prodotti provenienti da terreni che non sono stati oggetto di disboscamento o degrado forestale dopo il 31 dicembre 2020).

Inoltre il regolamento sarà integrato da altre misure, anche a sostegno dei paesi produttori. La Commissione propone partenariati per le foreste che aiuteranno i paesi partner a migliorare la governance delle foreste e creeranno opportunità socioeconomiche per la popolazione grazie a catene del valore sostenibili.

Quale sarà il ruolo delle autorità competenti degli Stati membri?

Gli Stati membri saranno responsabili dell’effettiva applicazione del regolamento e dovranno provvedere affinché le imprese lo attuino correttamente. La proposta contempla livelli minimi per le ispezioni (più elevati nel caso dei paesi ad alto rischio), sanzioni dissuasive, lo scambio obbligatorio di informazioni tra autorità doganali e altre autorità, nonché l’obbligo, per le autorità competenti, di attivarsi per rispondere alle preoccupazioni fondate sollevate dalla società civile.

Le autorità degli Stati membri potranno avvalersi di un nuovo sistema digitale (il cosiddetto “registro”) nel quale saranno centralizzate le informazioni pertinenti sulle materie prime e sui prodotti immessi sul mercato dell’UE, quali coordinate geografiche e paese di produzione, così da migliorare l’efficacia dell’intervento strategico. I dati del sistema, in forma anonimizzata, saranno messi a disposizione del pubblico in un’ottica di maggiore trasparenza.

La Commissione sosterrà i paesi partner al fine di garantire l’adozione delle nuove norme. Come?

In materia di foreste e comunità forestali la Commissione fa propria una visione olistica e globale, fautrice di sviluppo sostenibile.

Si è impegnata a stanziare 1 miliardo di € per la protezione, il ripristino e la gestione sostenibile delle foreste nei paesi partner, a beneficio delle persone, del clima e dell’ambiente. È decisa ad aiutare i suoi partner a ridurre il disboscamento e il degrado forestale sostenendoli nel rafforzamento della governance delle foreste, nell’elaborazione di strumenti legislativi e nello sviluppo di capacità. Sul problema del disboscamento si concentreranno anche i partenariati per le foreste, un nuovo strumento di cooperazione allo sviluppo: poiché realtà diverse richiedono soluzioni diverse, questi partenariati saranno adattati alle esigenze dei paesi partner.

Si presterà attenzione anche alla trasparenza delle catene di approvvigionamento e al suo miglioramento, tenendo conto sia dei diritti delle popolazioni indigene e delle comunità che dipendono dalle foreste, sia delle esigenze dei piccoli proprietari terrieri.

La Commissione avvierà inoltre discussioni bilaterali e multilaterali su politiche e azioni tese a porre freno al disboscamento e al degrado forestale.

FONTE: COMMISSIONE EUROPEA