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Pubblicato il 17 novembre 2021

Domande e risposte sulle nuove norme UE in materia di spedizioni di rifiuti

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Perché l’UE sta rivedendo le norme sulle spedizioni di rifiuti?

I rifiuti possono essere una risorsa preziosa ma devono essere usati con cautela. I rifiuti spediti oltre frontiera, se non adeguatamente controllati e gestiti in modo sostenibile nei paesi di destinazione, possono nuocere alla salute umana e all’ambiente. D’altro canto, possono avere un valore economico e apportare anche benefici ambientali, ad esempio, quando sono riciclati e utilizzati come materie secondarie, sostituendo le materie vergini e contribuendo a un’economia più circolare.

Il commercio internazionale di rifiuti è in aumento e l’UE vi svolge un ruolo importante. Il regolamento sulle spedizioni di rifiuti attualmente in vigore risale al 2006. Da quando è stato adottato le esportazioni di rifiuti dall’UE verso paesi terzi sono nettamente aumentate, in particolare verso paesi non membri dell’OCSE, con conseguenti problemi ambientali e di salute pubblica. La mancanza di disposizioni dettagliate volte a garantire che i rifiuti siano gestiti in modo sostenibile nei paesi di destinazione indebolisce l’azione di contrasto e ha causato problemi ambientali e di salute pubblica in tali paesi. Nel 2020 l’UE ha esportato circa 33 milioni di tonnellate di rifiuti verso paesi terzi e ne ha importato circa 16 milioni di tonnellate.

In aggiunta circa 70 milioni di tonnellate sono spedite ogni anno tra i paesi dell’UE. Le procedure amministrative limitano la circolazione dei rifiuti tra gli Stati membri dell’UE, e ciò a sua volta rallenta la transizione verso un’economia circolare a livello dell’UE.

Un altro problema non trascurabile è rappresentato dall’ampia elusione delle norme vigenti da parte degli operatori illegali, che dà luogo a reati ambientali nell’UE e nei paesi terzi. Si osserva che la criminalità organizzata, nei suoi traffici lucrativi di rifiuti, utilizza sempre più strutture legali. Le campagne coordinate di contrasto indicano che tra il 15 % e il 30 % delle spedizioni di rifiuti potrebbe essere illegale, con proventi dell’ordine di 9,5 miliardi di EUR annui nell’UE.

Nel complesso questi sviluppi hanno messo in luce la fragilità di un modello imprenditoriale in cui l’esportazione di rifiuti fuori dall’UE è diventata un sistema comune per gestire alcuni flussi di rifiuti prodotti al suo interno.

Per affrontare tutti questi problemi, la proposta di nuovo regolamento presenta un nuovo approccio alla spedizione di rifiuti, attuando gli impegni del Green Deal europeo, del nuovo piano d’azione per l’economia circolare, del piano d’azione “inquinamento zero” e della nuova strategia dell’UE per contrastare la criminalità organizzata 2021-2025.

Che cosa si prefigge la Commissione con questa proposta?

Il nuovo regolamento sulle spedizioni di rifiuti ha tre finalità: assicurare che l’UE non esporti nei paesi terzi i propri problemi di rifiutifacilitare il trasporto dei rifiuti destinati al riutilizzo e al riciclaggio nell’UE; e contrastare meglio le spedizioni illegali.

L’obiettivo ultimo è che l’UE non esporti il suo inquinamento all’estero e che i rifiuti siano trattati in modo sostenibile, nel territorio dell’Unione e all’esterno, sostenendo nel contempo il passaggio a un’economia circolare innovativa. Le misure proposte imporranno standard elevati di gestione dei rifiuti nei paesi terzi che importano rifiuti dall’UE, con conseguenti benefici ambientali ed economici per questi paesi; ridurranno inoltre le emissioni di gas serra e contribuiranno a realizzare gli obiettivi climatici, perché incoraggiano l’uso di materie riciclate nell’UE, che hanno un’impronta di carbonio molto inferiore rispetto alle materie prime primarie (come il carbone, il minerale di ferro, la bauxite, la pasta di legno e il petrolio) attualmente utilizzate dall’industria dell’Unione.

Uno dei motivi principali della dipendenza dell’UE dalle esportazioni di rifiuti è che ne produce troppi: la presente proposta è coerente con l’obiettivo generale di riduzione che l’UE si è posta con il Green Deal europeo. Nei prossimi mesi la Commissione proporrà altre nuove norme per conseguire questo obiettivo, anche disciplinando la progettazione degli imballaggi e di altri prodotti in modo da garantire che non si trasformino in rifiuti impossibili da riutilizzare o riciclare.

Quali sono le principali misure della proposta sull’esportazione di rifiuti?

Per garantire una gestione sostenibile delle esportazioni di rifiuti dall’UE verso i paesi terzi, si propongono le seguenti misure:

  • le esportazioni di rifiuti dall’UE verso i paesi che non sono membri dell’OCSE saranno subordinate a una domanda ufficiale del paese di destinazione, che dovrà chiedere di importare rifiuti non pericolosi dall’UE e dimostrare di poterli recuperare correttamente. Sarà stilato un elenco dei paesi autorizzati a importare rifiuti dall’UE;
  • la Commissione monitorerà i livelli delle esportazioni di rifiuti dall’UE verso i paesi OCSE. In caso rilevi un aumento delle esportazioni verso uno di questi paesi, con il rischio che vi causino gravi problemi ambientali o di salute pubblica, la Commissione raccoglierà informazioni sul trattamento dei rifiuti nel paese, e sospenderà l’esportazione se non ha la garanzia che il trattamento sia sostenibile;
  • le imprese esportatrici dell’UE dovranno effettuare audit indipendenti per le loro esportazioni di rifiuti verso paesi non UE e saranno autorizzate a esportare solo negli impianti che dagli audit risultano trattare i rifiuti in modo ecologicamente corretto;
  • per affrontare il problema dei rifiuti spacciati per “beni usati”, saranno elaborati, per determinati prodotti che destano particolare preoccupazione, come i veicoli usati e le batterie, criteri vincolanti per distinguere tra rifiuti e beni usati.

Quali sono le principali misure per le spedizioni di rifiuti tra gli Stati membri dell’UE?

Sono proposte le seguenti misure sulle spedizioni di rifiuti tra gli Stati membri dell’UE per sfruttare il potenziale del mercato unionale dei rifiuti e stimolare l’economia circolare:

  • completa digitalizzazione di tutte le procedure da seguire per spedire rifiuti tra gli Stati membri dell’UE, in particolare per i rifiuti che figurano nell'”elenco verde”;
  • nuove disposizioni che favoriscono il ricorso a procedure accelerate per le spedizioni di rifiuti destinati al recupero, quando i destinatari sono impianti certificati dagli Stati membri dell’UE (“impianti dotati di autorizzazione preventiva”);
  • classificazione armonizzata dei rifiuti a livello dell’UE, per poter superare l’attuale frammentazione del mercato unionale, in cui una spedizione di rifiuti può essere soggetta a interpretazioni e procedure diverse quando attraversa le frontiere interne;
  • nuove disposizioni che consentano di razionalizzare a livello di Unione il calcolo delle garanzie finanziarie che gli operatori devono stabilire prima di spedire i rifiuti “notificati” all’estero;
  • condizioni nuove e più rigorose per le spedizioni di rifiuti destinati all’incenerimento o alla discarica, in modo che siano autorizzate solo in casi limitati e ben giustificati, dato che rappresentano le opzioni meno preferibili per la gestione dei rifiuti.

Quali sono le principali misure per contrastare le spedizioni illegali di rifiuti?

Per contrastare le spedizioni illegali di rifiuti e ridurre i reati ambientali sono proposte le seguenti misure:

  • la Commissione europea sosterrà le indagini transnazionali condotte dagli Stati membri sul traffico di rifiuti, coadiuvata dall’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), che ha le competenze necessarie. L’UE e i suoi Stati membri saranno così meglio attrezzati per far rispettare le norme e potranno fare un uso più efficiente delle risorse spesso limitate disponibili a tale scopo;
  • sarà istituito un “gruppo UE di garanzia della legalità delle spedizioni di rifiuti” per rafforzare la cooperazione e il coordinamento degli interventi contro le spedizioni illegali di rifiuti. Vi faranno parte le autorità ambientali, doganali, di polizia e altre autorità nazionali di ispezione, nonché le reti europee e internazionali dei servizi di contrasto;
  • saranno rafforzate le attuali norme in materia di sanzioni amministrative contro le spedizioni illegali di rifiuti. Per determinare i tipi e i livelli delle sanzioni da applicare in caso di infrazione saranno stabiliti criteri comuni che renderanno le sanzioni più dissuasive e applicate in modo coerente in tutta l’UE. Gli Stati membri dovranno tenere conto di questi criteri al momento di sanzionare i trasgressori;
  • è in programma la revisione della direttiva sulla tutela penale dell’ambiente, che conterrà diversi tipi di sanzioni penali dissuasive. In un secondo tempo è previsto il finanziamento dei progetti volti ad aiutare le autorità di contrasto a collaborare nella lotta contro il traffico di rifiuti.

Quali flussi di rifiuti sono contemplati dalla proposta?

La proposta riguarda tutti i tipi di rifiuti. Grazie alle sue disposizioni sarà più facile riciclare e riutilizzare all’interno dell’UE i rifiuti pericolosi e altri rifiuti “notificati” (rifiuti non pericolosi soggetti a particolare controllo, come i rifiuti urbani indifferenziati e i rifiuti di plastica indifferenziati). Non contiene modifiche di rilievo rispetto alle norme UE vigenti sulle esportazioni di questi tipi di rifiuti.

La proposta contiene invece modifiche importanti riguardo all’esportazione dei rifiuti che figurano nell'”elenco verde”, cioè rifiuti non pericolosi ma il cui trattamento può comunque inquinare pesantemente l’ambiente e danneggiare la salute pubblica. Dalla valutazione delle norme in vigore è emersa la necessità di dotarsi di nuove norme per evitare che i rifiuti inclusi nell’elenco verde siano esportati dall’UE verso paesi e impianti che non sono in grado di gestirli in modo ecologicamente corretto. La proposta non stabilisce nuove norme per le spedizioni all’interno dell’UE dei rifiuti inclusi nell’elenco verde, ma ne dispone una migliore tracciabilità, in particolare mediante l’obbligo di digitalizzare la documentazione che accompagna la spedizione.

Cosa succederà ai rifiuti che, in conseguenza delle nuove norme proposte, resteranno nell’UE anziché essere esportati? 

L’obiettivo della proposta è assicurare che l’esportazione avvenga solo quando vi sono garanzie che i rifiuti saranno gestiti in modo ecologicamente corretto. Le nuove misure sull’esportazione inizieranno ad applicarsi tre anni dopo l’entrata in vigore del nuovo regolamento, lasciando il tempo sufficiente agli operatori per prepararsi a dirigere i flussi di rifiuti verso trattamenti più sostenibili, ma anche per passare a nuovi modelli imprenditoriali e aumentare la capacità generale dell’Unione di gestire i rifiuti prodotti al suo interno. Si prevede pertanto che l’aumento della quantità di rifiuti da trattare nell’Unione non solo andrà a beneficio dell’ambiente, ma offrirà anche l’opportunità di migliorare la competitività dell’industria dell’UE e sostenere la creazione di nuovi posti di lavoro nell’economia circolare.

La valutazione d’impatto su cui si fonda la proposta indica in particolare che l’industria dell’UE non dovrebbe avere grandi difficoltà a trattare quantità in più di metalli ferrosi, metalli non ferrosi e rifiuti di carta, che rappresentano la quota più alta di rifiuti attualmente esportati fuori dall’UE. Le industrie che trasformano tali rifiuti (acciaio, alluminio, rame e carta) ne stanno già riciclando volumi considerevoli e hanno la capacità di far fronte a ulteriori quantità all’interno dell’Unione. Molte industrie stanno inoltre pianificando investimenti per aumentare la quantità di rifiuti impiegati nei loro processi produttivi, elemento chiave della loro strategia di decarbonizzazione.

Il mercato UE del riciclaggio dei rifiuti di plastica è in una fase di una transizione epocale: la spinta è data dalle politiche unionali e nazionali ambiziose, concepite per ridurre l’inquinamento da plastica e aumentare il contenuto di materie riciclate, come pure da ingenti investimenti nel settore del riciclaggio della plastica, sostenuti dal dispositivo per la ripresa e la resilienza e dai fondi della politica di coesione. Questi sforzi dovrebbero incrementare nettamente la capacità di riciclaggio della plastica nei prossimi anni, consentendo di riciclare volumi maggiori di rifiuti.

La quantità di rifiuti tessili generati nell’UE è aumentata negli ultimi anni, così come le loro esportazioni. Attualmente il riciclaggio dei rifiuti tessili nell’UE è contenuto, ma è probabile che non resti tale: in linea con il Green Deal europeo e con il piano d’azione per l’economia circolare, nel 2022 la Commissione intende adottare una strategia generale per il settore tessile, che indirizzi questo settore e l’intera catena del valore verso modelli più sostenibili e circolari. Per aumentare la capacità di riciclaggio dell’UE la strategia considererà anche l’opportunità di introdurre misure normative che, insieme alla ricerca in corso e agli investimenti in nuove tecnologie di riciclaggio dei prodotti tessili, dovrebbe migliorare gli standard e le pratiche di trattamento dei rifiuti.

In che modo l’UE collaborerà con i partner internazionali per affrontare il problema a livello mondiale?

L’UE intende trainare gli sforzi a livello multilaterale, regionale e bilaterale per rendere più sostenibile il commercio mondiale dei rifiuti, nonché per promuovere migliori pratiche di gestione e l’adozione di modelli più circolari nelle economie dei nostri paesi partner. A tal fine intende condurre iniziative in seno alle organizzazioni multilaterali, a partire dall’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente in febbraio 2022 e dalla conferenza delle parti della convenzione di Basilea in giugno 2022. L’UE promuoverà in particolare l’adozione di un nuovo accordo internazionale sulla plastica e sosterrà azioni volte a ridurre l’inquinamento da rifiuti elettronici, veicoli usati e tessili, che pongono particolari sfide ambientali in tutto il pianeta.

FONTE: COMMISSIONE EUROPEA