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Pubblicato il 15 settembre 2021

Stato dell’Unione: il percorso per il decennio digitale – Domande e risposte

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In cosa consiste il percorso per il decennio digitale?

Il percorso per il decennio digitale costituisce la proposta della Commissione a sostegno della trasformazione digitale europea entro il 2030. Si tratta di un’iniziativa che farà proprie le tendenze di accelerazione e la necessità crescente di digitalizzazione, sottolineate anche dalla pandemia. Nel quadro di questo percorso, finalizzato fondamentalmente a porre rimedio alle lacune europee in ambito digitale, saranno anche svolte azioni comuni ed effettuati investimenti su vasta scala per cogliere i benefici della digitalizzazione.

Il percorso si basa su una bussola con quattro punti cardinali: competenze digitali, imprese digitali, infrastrutture digitali e servizi pubblici digitali. Sono stati fissati obiettivi specifici per ciascuno di questi settori, da conseguire entro il 2030, al termine del decennio digitale europeo. La Commissione e gli Stati membri definiranno le traiettorie a livello dell’Unione e nazionali per conseguire gli obiettivi nel periodo fino al 2030. Queste traiettorie aiuteranno la Commissione a monitorare annualmente i progressi e ad affrontare, insieme agli Stati membri, le eventuali deviazioni e inefficienze.

Il conseguimento della trasformazione digitale porrà l’Europa all’avanguardia delle tendenze globali, sostenendo la sua competitività e permettendo di definire standard universali. Le tecnologie digitali sono anche il fattore chiave per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità del Green Deal europeo.

Come intende collaborare con gli Stati membri la Commissione per fare in modo che vengano fatti passi in avanti verso gli obiettivi del decennio digitale?

La Commissione e gli Stati membri collaboreranno strettamente per raggiungere i traguardi e gli obiettivi del decennio digitale. Inizialmente, poco dopo l’entrata in vigore della decisione che istituisce il percorso per il decennio digitale, metteranno a punto di concerto fra loro le traiettorie previste per l’UE per ciascuno degli obiettivi. Queste traiettorie aiuteranno a valutare i progressi compiuti verso il conseguimento degli obiettivi.

Gli Stati membri dovranno includere le loro traiettorie nelle tabelle di marcia strategiche nazionali, assieme alle politiche o agli strumenti attuali o previsti che intendono utilizzare. Non tutti gli obiettivi del decennio digitale richiedono sforzi identici in tutti gli Stati membri. Per alcuni obiettivi sarà necessario un certo grado di impegno mirato di alcuni Stati membri, e si terrà conto della misura in cui gli Stati membri potranno contribuire agli obiettivi a livello di Unione.

Ogni anno la Commissione pubblicherà la relazione sullo “stato del decennio digitale”. Nei cinque mesi successivi alla pubblicazione della relazione, la Commissione e gli Stati membri collaboreranno strettamente per individuare i settori in cui i progressi sono risultati insufficienti e per concordare misure finalizzate al conseguimento degli obiettivi. Gli Stati membri potranno allora adeguare le tabelle di marcia strategiche nazionali per tenere conto delle raccomandazioni contenute nella relazione, nonché proporre ulteriori azioni e/o progetti correttivi anche a carattere multinazionale.

Per fare in modo che le azioni intraprese dagli Stati membri siano sufficienti per progredire nel conseguimento degli obiettivi del decennio digitale la decisione fornisce una serie di strumenti, tra cui una valutazione inter pares, raccomandazioni della Commissione, eventuali ulteriori azioni a livello dell’UE e un dialogo mirato.

Cosa conterrà la relazione sullo “stato del decennio digitale”?

La relazione fungerà da valutazione annuale della trasformazione digitale europea. Con essa, la Commissione valuterà in particolare i progressi compiuti verso il conseguimento degli obiettivi digitali. I progressi misurati saranno confrontati con le traiettorie previste per ciascun obiettivo e saranno fornite raccomandazioni per ulteriori azioni volte ad accelerare il conseguimento degli obiettivi, fra cui impegni congiunti e progetti multinazionali.

In particolare, con la relazione:

  • saranno individuati i settori in cui sono necessari ulteriori interventi;
  • saranno analizzate le carenze per quanto riguarda gli investimenti o le altre risorse e saranno indicate le azioni necessarie per rafforzare la sovranità digitale dell’UE; e
  • saranno valutate l’attuazione delle proposte normative in materia e le azioni intraprese a livello di UE e di Stati membri.

La relazione offrirà inoltre l’opportunità di fornire informazioni sul livello di adesione ai principi digitali che saranno fissati da un’imminente dichiarazione.

In che modo la relazione sullo “stato del decennio digitale” e le relative raccomandazioni agli Stati membri si collegano al semestre europeo?  

La Commissione sarà tenuta a trasmettere al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione annuale sullo “stato del decennio digitale”. La relazione conterrà l’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI), con i dati su cui si fondano gli aspetti digitali del semestre europeo e una panoramica e un’analisi della trasformazione digitale nell’UE. In essa saranno inoltre valutati i progressi compiuti verso gli obiettivi e i traguardi del decennio digitale per il periodo fino al 2030. La relazione sullo “stato del decennio digitale” sarà quindi utilizzata nell’ambito del semestre europeo, anche per quanto riguarda alcuni aspetti relativi al dispositivo di ripresa e resilienza.

Cosa sono i progetti multinazionali?

I progetti multinazionali sono progetti su vasta scala concepiti per agevolare il conseguimento degli obiettivi riguardanti la trasformazione digitale dell’Unione, nell’ambito dei quali verranno veicolati investimenti coordinati tra l’UE, almeno tre Stati membri e, se del caso, altri portatori di interessi pubblici o privati.

Grazie ad investimenti rilevanti e mirati nel settore digitale, i progetti multinazionali permettono di sviluppare e impiegare capacità paneuropee d’avanguardia in settori tecnologici strategici, rendendo l’economia europea più competitiva e più resiliente.

Alcuni esempi di progetti multinazionali?

La Commissione ha individuato alcuni settori chiave iniziali nei quali è necessaria una cooperazione tra gli Stati membri per conseguire gli obiettivi del decennio digitale:

  • infrastrutture e servizi comuni europei per i dati;
  • approvvigionamento nell’UE di processori affidabili a basso consumo di prossima generazione;
  • diffusione paneuropea dei corridoi 5G;
  • acquisizione di supercomputer e computer quantistici, in connessione con l’impresa comune EuroHPC;
  • sviluppo e diffusione di infrastrutture ultrasicure di comunicazione quantistica e basata sullo spazio;
  • realizzazione di una rete di centri operativi per la sicurezza nell’ambito della strategia dell’UE per la cibersicurezza;
  • pubblica amministrazione connessa;
  • infrastruttura europea di servizi blockchain;
  • poli europei di innovazione digitale;
  • partenariati di alta tecnologia per le competenze digitali attraverso il patto per le competenze;
  • altri progetti che si renderanno necessari nel corso del tempo per conseguire gli obiettivi del percorso per il decennio digitale a seguito del delinearsi di questioni sociali, economiche o ambientali.

La relazione annuale sullo “stato del decennio digitale” conterrà le informazioni necessarie sugli sviluppi e sulle lacune individuate nell’ambito della trasformazione digitale europea e l’elenco aggiornato dei progetti multinazionali.

Quali sono i vantaggi dei progetti multinazionali?

  • I progetti multinazionali permettono di:
  • realizzare grandi progetti che un singolo Stato membro non potrebbe portare avanti da solo;
  • mettere in comune le risorse per realizzare economie di scala e amplificare gli effetti delle iniziative;
  • ridurre il divario digitale tra gli Stati membri;
  • sostenere un mercato unico digitale interconnesso, interoperabile e sicuro;
  • dare vita a ecosistemi di eccellenza sufficientemente importanti da attrarre e trattenere talenti;
  • attuare iniziative faro per le quali è importante la cooperazione tra gli Stati membri.

Quali risorse finanziarie saranno utilizzate per finanziare i progetti multinazionali? 

I progetti multinazionali dovranno essere in grado di attrarre e combinare, in modo efficiente, varie fonti di finanziamento dell’Unione e degli Stati membri, cosa che gli Stati membri non sarebbero in grado di fare da soli.

A seconda delle esigenze specifiche dei progetti multinazionali, i fondi dei programmi dell’Unione gestiti a livello centrale potranno essere cumulati con risorse impegnate dagli Stati membri, compresi i contributi del meccanismo per la ripresa e la resilienza, del programma Europa digitale, del meccanismo per collegare l’Europa, del programma InvestEU, di Orizzonte Europa e dei fondi europei di sviluppo regionale e di coesione.

Gli Stati membri potranno contribuire ai progetti multinazionali attingendo ai bilanci regionali o nazionali. Eventualmente, ai progetti multinazionali potranno contribuire anche la Banca europea per gli investimenti (BEI) e altri soggetti, pubblici o privati. Se le risorse finanziarie rientrano nell’ambito di misure di aiuto di Stato si applicano le norme in materia di aiuti di Stato.

Come saranno coordinati i progetti multinazionali?

La Commissione, quale “acceleratrice” dei progetti multinazionali, ne coordinerà l’impostazione.

Nella prima fase di tale coordinamento sarà compito della Commissione valutare la fattibilità dei progetti multinazionali proposti e pubblicare i relativi inviti a manifestare interesse rivolti a tutti gli Stati membri.

Nella seconda fase del coordinamento la Commissione esaminerà quindi le possibilità di attuazione del progetto multinazionale in questione con gli Stati membri partecipanti, ai quali fornirà la sua consulenza, ad esempio con orientamenti riguardanti gli aspetti strategici dell’attuazione del progetto multinazionale e la scelta delle fonti di finanziamento e del meccanismo di attuazione.

Qualora necessario, la Commissione sosterrà inoltre l’attuazione dei progetti multinazionali fornendo servizi di assistenza tecnica, mettendo a disposizione la propria competenza ed effettuando scambi di buone pratiche.

Si applicano le norme in materia di aiuti di Stato?

La risposta è sì. Le procedure stabilite nella proposta lasciano impregiudicate le normali procedure in materia di aiuti di Stato, che devono essere seguite come per qualsiasi altra misura che comporti un aiuto di Stato. Il controllo degli aiuti di Stato impedisce che si escludano gli investimenti privati, aumenta l’effetto leva di tali investimenti, previene lo spreco di risorse pubbliche e limita le distorsioni della concorrenza. Le norme sugli aiuti di Stato garantiscono inoltre che siano eliminate nel mercato interno le corse alle sovvenzioni. 

In cosa consiste un consorzio per l’infrastruttura digitale europea?

Quello del consorzio per l’infrastruttura digitale europea è un nuovo strumento proposto dalla Commissione europea per contribuire ad accelerare e semplificare l’elaborazione e l’attuazione dei progetti multinazionali nei casi in cui altri quadri giuridici esistenti non fossero del tutto adeguati.

Gli Stati membri che, in numero di almeno tre, desiderino portare avanti un progetto multinazionale tramite un consorzio per l’infrastruttura digitale europea dovranno presentarne domanda alla Commissione.

Esaminata la domanda degli Stati membri, se conclude che tutti i requisiti previsti dalla decisione sono soddisfatti, la Commissione adotta una decisione che istituisce il determinato consorzio per l’infrastruttura digitale europea. Ciascun consorzio sarà dotato di personalità giuridica, organo direttivo, statuti e sede in uno Stato membro partecipante.

Perché investire risorse pubbliche quando funzionerebbero altrettanto bene investimenti del settore privato?

I progetti multinazionali che utilizzeranno un sostegno pubblico saranno strutturati in modo da concentrarsi su aree caratterizzate da investimenti non ottimali, senza duplicazione o esclusione di finanziamenti privati, apportando così un chiaro valore aggiunto europeo.

FONTE: COMMISSIONE EUROPEA