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Pubblicato il 10 giugno 2021

Domande e risposte sulla comunicazione annuale della Commissione “Verso una pesca più sostenibile nell’UE: situazione attuale e orientamenti per il 2022”

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Perché la Commissione fa il punto sulla situazione attuale e su quali indicatori è basata la valutazione?

La riforma della politica comune della pesca dell’UE è giunta al suo ottavo anno di attuazione. Per soddisfare l’obbligo giuridico di presentare relazioni, previsto dal regolamento (UE) n. 1380/2013, e valutare i progressi compiuti verso il conseguimento dell’obiettivo principale da esso stabilito, vale a dire la sostenibilità, la Commissione adotta ogni anno una comunicazione in cui prende in esame:

  • i progressi compiuti per quanto riguarda lo sfruttamento degli stock e il loro stato;
  • l’equilibrio tra la capacità della flotta dell’UE e le possibilità di pesca disponibili;
  • i risultati socioeconomici della flotta dell’UE e
  • l’attuazione dell’obbligo di sbarco.

L’obiettivo principale della politica comune della pesca (PCP) è garantire che lo sfruttamento delle risorse biologiche marine vive consenta di ricostituire e mantenere le popolazioni delle specie pescate al di sopra di livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile (MSY), contribuendo in questo modo anche a conseguire un buono stato ecologico dei mari europei nel 2021.

Qual è la situazione per quanto riguarda i risultati economici della flotta dell’UE?

Nel 2020 la flotta dell’UE ha mantenuto nel complesso la sua redditività, registrando buoni margini di profitto lordo e netto, pari rispettivamente al 26 % e al 14 % circa, vale a dire quasi 1,5 miliardi di € di utili lordi e 800 milioni di € di utili netti. Queste cifre sono indice di una notevole resilienza, derivante dai prezzi bassi del carburante sommati agli sforzi compiuti dal settore negli anni precedenti per raggiungere il rendimento massimo sostenibile (MSY). Si tratta di un esempio lampante dei vantaggi di un’economia blu dell’UE ispirata alla sostenibilità.

I dati socioeconomici disponibili suggeriscono, in particolare, che i risultati economici e le retribuzioni dei pescatori dell’UE tendono a migliorare quando le flotte dipendono da stock catturati in modo sostenibile e tendono invece a restare invariati quando gli stock sono oggetto di un’attività di pesca eccessiva o sono sovrasfruttati.

I risultati sono nettamente diversi da una categoria di flotta all’altra e da una regione di pesca all’altra. I segmenti operanti nell’Atlantico e nel Mare del Nord hanno ottenuto risultati economici superiori a quelli del Baltico e del Mediterraneo, dove numerosi stock sono ancora alle prese con il problema di una pesca eccessiva e del sovrasfruttamento.

Quali sono state le ripercussioni della pandemia di coronavirus sulla flotta dell’UE?

Il calo della domanda e le perturbazioni della catena di approvvigionamento provocati dalla pandemia di COVID-19 hanno interrotto le tendenze positive osservate negli ultimi anni. Le stime suggeriscono che nel 2020 i risultati economici delle flotte dell’UE sono diminuiti del 17 % per quanto riguarda il valore del pesce sbarcato, del 19 % in termini di occupazione e del 29 % per quanto riguarda gli utili netti rispetto al 2019.

La Commissione ha fornito un rapido sostegno al settore mediante modifiche al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) per consentire pagamenti compensativi pari a 136 milioni di € in 22 Stati membri destinati alle misure di sostegno connesse alla COVID-19 nell’ambito del FEAMP. Il 61 % dei finanziamenti è stato stanziato per il sostegno all’arresto temporaneo delle attività, il 17 % per compensazioni agli acquacoltori e il 14 % per il sostegno al settore della trasformazione. Sono stati inoltre introdotti un quadro temporaneo di aiuti di Stato e un sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale.

Qual è l’impatto della Brexit?

A seguito dell’uscita del Regno Unito dall’UE le decisioni riguardanti gran parte degli stock dell’Atlantico e del Mare del Nord non sono più di competenza esclusiva dell’UE.

L’accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione tra l’UE e il Regno Unito è stato concluso alla fine del 2020, senza che vi fosse tempo sufficiente a portare a termine le consultazioni tra l’Unione europea e il Regno Unito sui contingenti di pesca per il 2021. In attesa di un accordo sugli stock condivisi, sono stati fissati TAC provvisori sulla base di pareri scientifici per il periodo fino al 31 marzo 2021. I TAC in questione sono stati successivamente prorogati fino al 31 luglio 2021, mentre le conclusioni di altre consultazioni (tra UE, Regno Unito e Norvegia, e tra UE e Norvegia e tra Stati costieri) sono confluite nel regolamento sui TAC per l’intero anno.

Il 2 giugno 2021 l’UE e il Regno Unito hanno concluso i negoziati relativi a un accordo di principio che fissi i limiti di cattura per gli stock ittici gestiti congiuntamente per il 2021. Raggiungere standard di sostenibilità elevati è fondamentale per garantire uno sfruttamento sostenibile delle risorse e condizioni di parità per l’industria dell’UE date le forti interconnessioni tra le flotte dell’Unione e del Regno Unito nelle acque interessate.

L’accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione costituisce una solida base per la gestione sostenibile degli stock ittici condivisi. L’UE cercherà di realizzare tale obiettivo ambizioso nell’ambito delle consultazioni annuali sulle possibilità di pesca e attraverso il comitato specializzato per la pesca istituito nel quadro dell’accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione. L’attuazione di quest’ultimo sarà guidata dalle posizioni dell’UE in seno al comitato specializzato, ad esempio nella definizione degli orientamenti da seguire per la fissazione di TAC provvisori per i cosiddetti “stock speciali”, vale a dire: gli stock per i quali il Consiglio internazionale per l’esplorazione del mare (CIEM) raccomanda un TAC pari a zero, gli stock catturati nell’ambito di un’attività di pesca multispecifica in caso di vulnerabilità di uno o più stock rientranti nell’ambito dello stesso tipo di pesca o altri stock che, a giudizio delle parti, necessitano di un trattamento speciale.

Le consultazioni con il Regno Unito si svolgeranno quest’anno nel periodo compreso tra settembre e novembre così da giungere a una conclusione tempestiva prima del Consiglio di dicembre, in occasione del quale la Commissione auspica di poter includere i risultati ottenuti nel regolamento sui TAC per il 2022.

Che cosa sono e come vengono fissate le possibilità di pesca?

La Commissione presenta ogni anno i “totali ammissibili di cattura” (TAC) applicabili nell’anno successivo alla maggior parte degli stock commerciali nelle acque dell’UE, ad esclusione del Mediterraneo. I quantitativi proposti sono basati su analisi economiche e pareri scientifici formulati da organismi indipendenti. Il Consiglio dei ministri della pesca degli Stati membri prende poi una decisione definitiva su questi TAC nel corso dell’anno. Una volta fissati, i quantitativi sono ripartiti tra gli Stati membri in base a quote concordate in precedenza, i cosiddetti contingenti. Gli Stati membri gestiscono i contingenti nazionali e li ripartiscono all’interno del settore alieutico, assegnando il diritto di pescare e sbarcare un determinato quantitativo di prodotti ittici nel corso dell’anno civile.

Per il Mediterraneo, conformemente al piano pluriennale per il Mediterraneo occidentale, il Consiglio fisserà per il 2022 ulteriori obiettivi di riduzione dello sforzo sulla base dei pareri scientifici, alla luce dell’obiettivo di tale piano di conseguire il rendimento massimo sostenibile (Fmsy) al più tardi entro il 2025.

Questo è il modo in cui le possibilità di pesca sono fissate nelle acque dell’UE. Per le possibilità di pesca concordate nell’ambito delle organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP), la Commissione negozia gli aspetti relativi alla conservazione e alla gestione, comprese le possibilità di pesca, per le specie la cui gestione è soggetta all’autorità di tali organizzazioni. Le misure adottate dalle ORGP, in particolare le possibilità di pesca per l’UE, sono integrate nei regolamenti sulle possibilità di pesca secondo una tempistica che corrisponde al calendario delle riunioni di tali organizzazioni.

Come e da chi vengono formulati i pareri scientifici?

I pescatori e le amministrazioni nazionali trasmettono i dati relativi alle catture e alle attività di pesca praticate, che vengono utilizzati dagli scienziati per valutare lo stato degli stock. Gli scienziati si avvalgono anche di campioni prelevati dagli sbarchi commerciali e dai rigetti e fanno ricorso a navi da ricerca per stabilire, mediante campionamenti, i quantitativi di pesce presenti in mare in vari siti e periodi dell’anno, a prescindere dall’attività di pesca. Essi valutano lo stato dello stock e calcolano il quantitativo da pescare nell’anno successivo per garantire la sostenibilità. Questo lavoro è svolto nell’ambito del Consiglio internazionale per l’esplorazione del mare (CIEM), un organismo indipendente che fornisce pareri scientifici alla Commissione. In alcuni casi, ad esempio per il bacino del Mediterraneo, si ricorre ad altri organismi consultivi, come il comitato scientifico, tecnico ed economico per la pesca (CSTEP).

Un processo simile è applicato a livello internazionale: gli organismi scientifici delle ORGP formulano i pareri scientifici necessari sulla base dei dati disponibili.

Su che cosa sono basate le possibilità di pesca?

L’indicatore chiave per la PCP dell’UE è il rendimento massimo sostenibile (MSY). L’MSY corrisponde al livello di pesca che a lungo termine consente di massimizzare le catture e l’approvvigionamento di prodotti ittici, contribuendo al tempo stesso alla conservazione sostenibile degli stock. Le possibilità di pesca sono fissate ogni anno in modo da garantire il conseguimento dell’MSY.

Dal gennaio 2019 non è più consentito ai pescatori rigettare in mare il pesce catturato. L’obbligo di sbarco si applica a tutte le catture di specie regolamentate, salvo in caso di esenzioni concesse in conformità delle norme vigenti. Le specie regolamentate sono le specie cui si applicano limiti di cattura o, nel Mediterraneo, le specie soggette a taglie minime. I pesci sotto taglia non possono essere commercializzati per il consumo umano diretto, mentre le specie vietate (ad esempio lo squalo elefante) non possono essere conservate a bordo e devono essere rigettate in mare. I rigetti di specie vietate dovrebbero essere registrati nel giornale di pesca e costituiscono una parte importante della base scientifica per il monitoraggio di tali specie. Questa modifica (vale a dire l’obbligo di sbarcare la totalità del pescato) ha ripercussioni sui livelli delle possibilità di pesca, che possono essere adeguati in base ai pareri biologici per tenere conto del fatto che ora vengono sbarcati pesci che prima venivano rigettati.

Qual è stato l’impatto della PCP sui diversi bacini marittimi?

Nella zona dell’Atlantico nord-orientale (compresi Mare del Nord e Mar Baltico) la transizione verso una pesca sostenibile è ben visibile e generalizzata. Se all’inizio degli anni 2000 la maggior parte degli stock era sfruttata in modo eccessivo, nel complesso gli stock sono attualmente oggetto di uno sfruttamento sostenibile. Ciò costituisce un passo avanti significativo verso il conseguimento degli obiettivi della PCP. I lavori proseguiranno nel quadro della preparazione delle possibilità di pesca per il 2022 e con l’attuazione dei piani pluriennali in questi bacini marittimi.

Nel Mediterraneo e nel Mar Nero per la maggior parte degli stock sono necessari ulteriori interventi per ritornare a livelli sostenibili. Questo è dovuto in larga misura alla natura multispecifica della pesca, al fatto che diversi stock ittici sono condivisi con paesi terzi e al numero limitato di stock che formano oggetto di valutazioni annuali ad opera di organismi scientifici. In questo ambito sono necessari ulteriori interventi, in particolare nel quadro della strategia della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM), in linea con la dichiarazione ministeriale MedFish4Ever del 2017 e con la dichiarazione ministeriale di Sofia del 2018. Da parte sua, la Commissione continuerà a collaborare strettamente con tutti i portatori di interessi per consentire la rapida attuazione del piano pluriennale per il Mediterraneo occidentale.

Quali sono le misure adottate dalla Commissione riguardo alla situazione nel Mediterraneo e nel Mar Nero?

L’UE lavora costantemente, anche con i suoi partner internazionali, per migliorare la situazione degli stock nel Mediterraneo e nel Mar Nero, in particolare con l’attuazione del piano pluriennale per il Mediterraneo occidentale (West Med), della dichiarazione ministeriale MedFish4Ever e della dichiarazione di Sofia.

A livello dell’UE l’adozione di un regolamento autonomo sulle possibilità di pesca per il 2021 per tali bacini marittimi è un passo importante verso una gestione sostenibile della pesca. Il regolamento recepisce un pacchetto consistente di misure adottate nel 2018 e nel 2019 dalla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) e continua ad attuare il piano pluriennale per il Mediterraneo occidentale. Nei primi due anni di attuazione del piano pluriennale per il Mediterraneo occidentale lo sforzo di pesca si è ridotto complessivamente del 17,5 % e ulteriori iniziative hanno permesso di consolidare e sviluppare le zone vietate alla pesca, che assicurano una riduzione delle catture accessorie di novellame e di riproduttori, garantire una miglior selettività degli attrezzi e raccogliere dati sulla pesca ricreativa. La Commissione mira a un’ulteriore riduzione degli sforzi di pesca in linea con i pareri scientifici al fine di conseguire l’MSY entro il 1° gennaio 2025.

A livello internazionale l’incessante attività condotta nell’ambito della CGPM, favorita dalla posizione coerente dell’UE all’interno delle organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP), ha portato all’adozione del piano pluriennale di gestione della pesca demersale nell’Adriatico che, nei primi due anni, ha portato a una riduzione dello sforzo di pesca del 12 % per i pescherecci da traino a divergenti e del 16 % per i pescherecci a sfogliara. La gestione degli stock di piccoli pelagici dell’Adriatico è proseguita con una diminuzione del 15 % delle catture nell’arco di tre anni. Sono stati introdotti limiti di capacità della flotta per le specie demersali e le piccole specie pelagiche e la capacità di pesca per i gamberi di profondità nel Mar di Levante e nel Mar Ionio è stata congelata. Sono stati fissati limiti di raccolta per il corallo rosso ed è proseguita l’attuazione delle misure per l’anguilla. Per le specie del Mar Nero, sono stati fissati TAC per il rombo chiodato nell’ambito del piano CGPM ed è stato definito un contingente autonomo per lo spratto. La proposta di regolamento per le possibilità di pesca per il 2022 riguarderà le misure della CGPM che estendono quelle già in vigore e includerà le misure aggiuntive adottate durante la 44a sessione annuale della CGPM. L’Adriatico occuperà un posto di primo piano nelle possibilità di pesca per il 2022.

Qual è la situazione per quanto riguarda l’attuazione dell’obbligo di sbarco?

Gli audit della Commissione e le iniziative dell’Agenzia europea di controllo della pesca (EFCA) indicano che permangono lacune nell’attuazione dell’obbligo di sbarco. Parte della soluzione deve provenire da strumenti di controllo nuovi e innovativi, aspetto di cui tiene conto la proposta della Commissione relativa a un nuovo sistema di controllo della pesca, attualmente in fase di negoziato con i colegislatori.

L’Unione europea ha adottato misure volte a facilitare l’attuazione dell’obbligo di sbarco. Tra queste, l’adozione di piani temporanei in materia di rigetti e piani pluriennali e l’introduzione di contingenti di catture accessorie collegati a misure correttive per far fronte a situazioni di “contingente limitante”, in cui l’esaurimento del contingente di uno stock può comportare il fermo dell’attività di pesca. La Commissione incoraggia gli Stati membri ad avvalersi maggiormente dei fondi disponibili per migliorare la selettività e ridurre le catture indesiderate.

FONTE: COMMISSIONE EUROPEA