Pubblicato il 8 aprile 2020

Q&A: Risposta globale dell’UE alla pandemia di coronavirus

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L’UE si è impegnata a erogare nuovi finanziamenti? Utilizzerà la riserva del Fondo europeo di sviluppo?

L’UE darà ai paesi partner sostegno finanziario per un importo di oltre 15,6 miliardi di €, attinto alle risorse per l’azione esterna esistenti, al fine di aiutarli, nell’immediato, a far fronte alla crisi sanitaria e ai bisogni umanitari che ne derivano e, a più lungo termine, a parare l’impatto strutturale della crisi sulle loro società ed economie. Insieme ai nostri partner, stiamo facendo in modo che il cospicuo finanziamento già destinato loro dall’UE venga orientato per aiutarli a far fronte alle conseguenze della pandemia di coronavirus.

La maggior parte dei finanziamenti proviene da fondi e da programmi esistenti che vengono riorientati affinché possano essere specificamente utilizzati per contrastare il coronavirus; rientrano in questo contesto anche i prestiti per 5,2 miliardi di € della Banca europea per gli investimenti, ai quali sarà impressa un’accelerazione. Tali risorse dovrebbero finanziare azioni a breve e medio termine, incluso il ricorso a garanzie di bilancio destinate a mobilitare risorse private supplementari. Esse rappresentano il contributo dell’UE al Team Europa di risposta, che combinerà le risorse dell’UE, dei suoi Stati membri, della Banca europea per gli investimenti e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.

Del pacchetto complessivo di 15,6 miliardi di €, sono destinati all’Africa 3,25 miliardi di €, di cui 2,06 miliardi di € per l’Africa subsahariana e 1,19 miliardi a favore dei paesi del vicinato nordafricano.

L’UE devolverà un totale di 3,07 miliardi di € alla regione del vicinato nel suo complesso: 2,1 miliardi di € destinati al Sud e 962 milioni per i paesi del partenariato orientale; a questo importo si aggiungeranno 800 milioni di € diretti verso i Balcani occidentali e la Turchia.

Il pacchetto complessivo comprende inoltre anche 1,42 miliardi di € in garanzie a favore dell’Africa e dei paesi del vicinato attinti al Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD).

Il sostegno dell’UE ai paesi dell’Asia e del Pacifico ammonterà a 1,22 miliardi di €; quello per la regione dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico totalizzerà 291 milioni di €; ai partner dell’America latina e dei Caraibi andranno 918 milioni di € e ai paesi e territori d’oltremare, 111 milioni di €.

I finanziamenti sono destinati a tre settori: 502 milioni di € per l’immediata risposta di emergenza di breve periodo; 2,8 miliardi di € per sostenere la ricerca e i sistemi sanitari e idrici nei paesi partner e 12,28 miliardi di € per far fronte alle conseguenze economiche e sociali della crisi.

La Commissione europea ha già stanziato 25 milioni di € dalla riserva del Fondo europeo di sviluppo (FES) per sostenere l’Organizzazione mondiale della sanità nella sua risposta immediata e a breve termine al coronavirus nei paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) e 30 milioni di € dalle riserve del bilancio ECHO e esaminerà ulteriormente le necessità di sostegno. Questi fondi destinati all’OMS concorreranno alla preparazione, alla prevenzione e al contenimento del virus a livello mondiale e sosterranno i paesi che hanno i sistemi sanitari più deboli.

I programmi verranno sospesi per dare priorità alla lotta contro il coronavirus? In quali settori?

Il processo di riorientamento farà in modo che siano prelevati fondi dai programmi che non possono essere attuati come previsto a causa della pandemia. I programmi essenziali che forniscono servizi di base quali la sanità, la sicurezza alimentare, l’alimentazione, l’acqua e i servizi igienico-sanitari e l’istruzione possono continuare a funzionare e saranno ampliati il più possibile per affrontare specificamente il coronavirus.

I fondi precedentemente assegnati a un paese saranno reindirizzati verso un altro paese?

Il riorientamento dei fondi fra un programma in corso e l’altro e all’interno dei singoli programmi sarà effettuato nell’ambito delle attuali dotazioni per paese: al momento non sono previste riallocazioni da un paese ad un altro. Tuttavia la Commissione europea sta vagliando tutte le risorse, comprese le risorse regionali, in modo da poter finanziare adeguatamente la risposta al coronavirus.

I paesi e le regioni partner saranno associati alla valutazione.

Parte di questi fondi sarà costituita da prestiti? Ci sarà un contributo da parte del settore privato?

La risposta è sì. Utilizzeremo tutte le forme di finanziamento, quali la garanzia del Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD) e i prestiti delle nostre istituzioni finanziarie partner per progetti a finanziamento misto. Utilizzeremo la garanzia per aiutare le piccole imprese dotandole di liquidità e capitale di esercizio e per consentire a un maggior numero di persone di ricevere l’assistenza medica di cui hanno bisogno.

Nel piano europeo per gli investimenti esterni (PIE) è compresa una garanzia finanziaria per 1,55 miliardi di € (la garanzia del Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile – EFSD), con 500 milioni di € a disposizione per il vicinato dell’UE, finalizzata a mobilitare ulteriori investimenti pubblici e privati. Ora riorienteremo la maggior parte di questi fondi per far fronte alla pandemia di coronavirus. Daremo priorità al finanziamento delle piccole imprese, al finanziamento in valuta locale e a quello destinato all’assistenza sanitaria.

Il PIE sostiene anche progetti a finanziamento misto, attraverso una combinazione di sovvenzione dell’UE e prestiti o altre forme di finanziamento da fonti pubbliche e private. Stiamo lavorando con i paesi e le istituzioni finanziarie partner per stabilire quali progetti dovremmo rafforzare, accelerare o sostenere.

Ad esempio, accelereremo gli investimenti nei laboratori (di 80 milioni di €) attraverso la piattaforma europea di garanzia per la salute per l’Africa, in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti, con il sostegno della Fondazione Bill & Melinda Gates, per affrontare uno dei principali problemi dell’Africa nel settore sanitario: la mancanza di laboratori di analisi.

Nella prospettiva di un aumento del sostegno di bilancio ai paesi, come intendete controllare l’erogazione dell’assistenza?

La Commissione europea intende concentrare nella fase iniziale e/o aumentare il sostegno di bilancio dell’UE ai paesi partner subordinatamente a importanti condizioni e garanzie.

Le regole finanziarie dell’UE prevedono garanzie specifiche nel caso del sostegno di bilancio in situazioni di crisi. Ad esempio, specifiche condizioni supplementari possono incentivare azioni in risposta al coronavirus, monitorare l’erogazione dei servizi (ad esempio, l’assistenza sanitaria, l’assistenza sociale) o fornire garanzie per la gestione delle finanze pubbliche. Ai partner incombono obblighi di rendicontazione e il sostegno di bilancio è soggetto ad attività di audit. L’attuazione avviene sempre di concerto con le istituzioni finanziarie internazionali, in particolare il Fondo monetario internazionale (FMI).

Il sostegno di bilancio dell’UE si è rivelato determinante per dare assistenza a 23 paesi in situazioni di crisi negli ultimi dieci anni, ad esempio la Guinea, la Liberia e la Sierra Leone durante l’epidemia del virus di Ebola; Haiti e il Nepal devastati dal terremoto rispettivamente nel 2010 e nel 2015, o le isole dei Caraibi colpite dagli uragani; l’Ucraina nel 2014 o la Gambia nel 2016 per le transizioni politiche e la Giordania nei casi di propagazione della crisi siriana.

Quali paesi beneficeranno maggiormente dei finanziamenti? Perché le differenze tra i finanziamenti tra determinate regioni e paesi sono così ampie, qual è la logica di distribuzione?

La logica di distribuzione segue le esigenze dei paesi partner, ma terrà conto anche del valore aggiunto, dell’efficienza e della complementarità delle risorse dell’UE, così come delle azioni intraprese da altri portatori di interessi europei e non europei. Il contributo dell’UE alla risposta umanitaria di emergenza si dirigerà verso i bisogni rilevati sul campo, con priorità per i gruppi più vulnerabili.

La distribuzione delle risorse dell’UE non dovrebbe prescindere dai contributi forniti dagli Stati membri dell’UE per affrontare l’impatto a breve e medio termine della crisi nei paesi e nelle regioni partner.

L’UE approverà la riduzione del debito dei paesi in via di sviluppo?

È prevedibile che il fabbisogno di finanziamento pubblico nei paesi in via di sviluppo aumenti considerevolmente nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, e le azioni intraprese dai creditori multilaterali non saranno sufficienti a colmare il deficit di finanziamento. In tale contesto, l’appello congiunto dell’FMI e della Banca mondiale per una moratoria dei debiti dei paesi più poveri, con prestiti agevolati concessi dall’Associazione internazionale per lo sviluppo (IDA), mira a ridurre l’indebitamento nei confronti dei creditori bilaterali ufficiali. L’UE sostiene questa risposta globale e coordinata.

Saranno tuttavia necessari tempi più lunghi per valutare meglio l’impatto della crisi e il fabbisogno di finanziamento di ciascun paese IDA e per stabilire quale tipo di riduzione o di ristrutturazione del debito sia necessario. Gli eventuali nuovi prestiti, anche a condizioni estremamente agevolate, dovrebbero essere concessi nell’ambito della Banca mondiale e dell’FMI, al fine di garantire la sostenibilità del debito pubblico.

L’UE risponderà al nuovo appello delle Nazioni Unite di oltre 2 miliardi di USD e alle proposte degli altri donatori?

L’UE e i suoi Stati membri convoglieranno una parte significativa della loro risposta alla pandemia di coronavirus attraverso le Nazioni Unite. Si prevede che parte consistente della risposta umanitaria dell’UE nell’ambito di questo pacchetto si dirigerà verso i programmi contemplati dal piano di risposta umanitaria globale al coronavirus, ma l’UE metterà finanziamenti anche a disposizione direttamente del Movimento della Croce rossa/Mezzaluna rossa e di organizzazioni non governative.

Il finanziamento della Commissione europea alle Nazioni Unite è stato, solo nel 2018, pari a 2,9 miliardi di €. Collettivamente, l’UE e i suoi Stati membri continuano a essere il più importante contributore finanziario dell’ONU, il che rappresenta il 30 % circa di tutte le attività delle Nazioni Unite.

L’UE ha già impegnato 114 milioni di € per il piano strategico di preparazione e risposta delle Nazioni Unite guidato dall’Organizzazione mondiale della sanità per potenziare le attività di preparazione e di risposta alle emergenze sanitarie nei paesi con sistemi sanitari deboli e limitata resilienza. Recentemente l’UE ha anche contribuito con 30 milioni di € al Fondo comune per gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, che è stato riorientato per affrontare la pandemia di coronavirus.

In che misura l’UE contribuirà a iniziative globali, quali GAVI, per sviluppare vaccini?

Entro fine 2020 l’UE avrà contribuito alle iniziative globali in materia sanitaria con 1,3 miliardi di €, di cui 200 milioni di € destinati all’alleanza mondiale per le vaccinazioni e l’immunizzazione (GAVI) e al dispositivo di finanziamento globale (Global Financing Facility – GFF) nel periodo strategico in corso 2016-2020. La Commissione europea sta esaminando quando e come annunciare il suo impegno per il prossimo periodo (2021-2025) di ricostituzione dei fondi destinati a GAVI.

L’UE ha anche impegnato 475 milioni di € per il Fondo globale per la lotta contro l’AIDS, la tubercolosi e la malaria per il 2019-2022; 26,5 milioni di € per il Global Financing Facility; 114 milioni di € per l’Organizzazione mondiale della sanità – con una recente integrazione di 25 milioni di € – e 45 milioni di € per il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA).

Che altro si sta facendo a sostegno della ricerca sul coronavirus che andrà anche a beneficio delle popolazioni al di fuori dell’UE?

La Commissione europea sosterrà la ricerca su diagnostica, terapia e prevenzione con un importo che potrà toccare i 140 milioni di €, di cui 90 milioni di € tramite l’Iniziativa sui medicinali innovativi (IMI), che è una partnership tra l’UE e l’industria farmaceutica, e tramite il Partenariato Europa-Paesi in via di sviluppo per gli studi clinici (EDCTP), che riunisce UE, 14 paesi europei e 16 paesi africani. L’importo sarà ripartito secondo le linee seguenti.

  • Fino a 45 milioni di € attinti a Orizzonte 2020, più un impegno analogo da parte dell’industria farmaceutica, andranno a progetti di diagnostica e terapia per migliorare il contrasto della pandemia di coronavirus e la preparazione alle potenziali epidemie future.

Attraverso il partenariato Europa-Paesi in via di sviluppo per gli studi clinici:

  • 4,75 milioni di € saranno devoluti alla ricerca sulla preparazione alla pandemia di coronavirus nell’Africa subsahariana, per contribuire a migliorare le capacità di sorveglianza, sviluppare la diagnostica, convalidare i test esistenti e le terapie promettenti e sostenere la gestione clinica;
  • 18 milioni di € andranno al rafforzamento della capacità di condurre sperimentazioni cliniche multinazionali nell’Africa subsahariana e per consolidare le iniziative di collaborazione Sud-Sud e Nord-Sud tra ricercatori e istituti; sarà incoraggiata la creazione di reti per massimizzare l’impatto della ricerca clinica in Africa;
  • 5 milioni di € saranno destinati alla formazione dei ricercatori e alla costituzione di una coorte di epidemiologi che lavorino sulla diffusione delle malattie e sulla risposta alle pandemie nell’Africa subsahariana, in collaborazione con i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC Africa);
  • due grandi consorzi di ricerca nell’Africa subsahariana ALERRT e PANDORA-ID-NET hanno inoltre, in collaborazione con il Centro africano per il controllo delle malattie (ACDC), già riorientato al coronavirus l’attività di ricerca per migliorare la diagnosi e prevenire la trasmissione del virus in Africa. In questo contesto collaboreranno ad esempio con le squadre di risposta all’emergenza che si stanno costituendo in varie regioni dell’Africa.

Quanto ha investito negli ultimi anni l’UE nel potenziamento del settore sanitario dei paesi partner?

Nel periodo 2014-2020 l’UE ha destinato alla sanità dei paesi partner 2,6 miliardi di €. Parte di questi finanziamenti era assegnata direttamente alla sicurezza sanitaria, e allo stesso tempo permetteva di rafforzare i sistemi sanitari.

Nel periodo 2013-2017 i programmi dell’UE per la salute hanno ottenuto risultati di grande rilievo in diversi settori: hanno ad esempio sostenuto oltre 19 milioni di parti assistiti da operatori sanitari qualificati, l’immunizzazione completa di oltre 13 milioni di bambini e l’accesso alla contraccezione per oltre 57 milioni di donne; hanno aiutato 11 milioni di persone ad accedere a trattamenti salvavita, compreso in caso di AIDS, tubercolosi e malaria. Il sostegno dell’UE ha contribuito ad apportare nel mondo miglioramenti misurabili in termini di assistenza sanitaria primaria di qualità.

Da anni la promozione dell’accesso all’assistenza sanitaria e il miglioramento dei risultati di salute sono una delle componenti essenziali dell’attività dell’UE. L’UE ha contribuito con 102 milioni di € al partenariato a guida OMS sulla copertura sanitaria universale, di cui beneficiano 115 paesi nel mondo, in particolare in Africa, nei Caraibi, nel Pacifico, in Europa orientale, in Asia centrale e in Asia sudorientale. L’UE mobiliterà altri 41,5 milioni di €, di cui 25 milioni di finanziamenti freschi attinti alla riserva del Fondo europeo di sviluppo, da destinare alla preparazione sostenibile alla sicurezza sanitaria e al rafforzamento dei sistemi sanitari in risposta alla pandemia di coronavirus, per aumentare la preparazione alle emergenze sanitarie a livello mondiale e le capacità dei paesi di prevenire, rilevare e rispondere ai rischi e alle minacce per la salute.

Come prima risposta all’emergenza, l’UE ha sottoscritto con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) un contratto di prestazione di sostegno personalizzato ai paesi partner per migliorarne la preparazione e le capacità di risposta nell’attuale emergenza. La nuova iniziativa europea per la sicurezza sanitaria, dotata di 9 milioni di €, abbraccia tutti i paesi del vicinato e dell’allargamento e si concentra sullo sviluppo delle capacità degli epidemiologi e del personale sanitario in prima linea nei paesi partner. Il filone del programma vertente sulla risposta di emergenza ha preso avvio con un’analisi delle carenze basata su indagini dettagliate nei singoli paesi; personale dell’ECDC dedicato sarà a disposizione per assistenza e consulenza.

Che cosa farà l’Unione europea per evitare che nei paesi in via di sviluppo si verifichino penurie alimentari a causa della pandemia?

La pandemia di coronavirus aggraverà la fragilità dei sistemi alimentari cui l’UE cerca già di rimediare attraverso i programmi di risposta umanitaria e di sviluppo.

Stando alla relazione globale sulla crisi alimentare 2019, nel 2018 la carestia ha colpito 113 milioni di persone in 53 paesi, alle quali è stato necessario prestare d’urgenza assistenza alimentare, nutrizionale e per il sostentamento. La relazione racconta senza giri di parole la fame causata dai conflitti e dall’insicurezza, dagli shock climatici e dalle turbolenze economiche. La relazione 2020 è attesa nelle prossime settimane e sono in corso discussioni con, fra le altre, le agenzie di Roma (Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD), Programma alimentare mondiale (PAM)), per valutare in che misura la pandemia di coronavirus si ripercuoterà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi sulle filiere agroalimentari dei paesi in via di sviluppo e quale sia il modo migliore per arrivare fino ai piccoli agricoltori così da assisterli coi mezzi di sostentamento.

Particolare attenzione è riservata ai contesti già fragili, soprattutto nell’Africa subsahariana, in cui sulla sicurezza alimentare e nutrizionale incombono già gravi minacce, come l’invasione delle cavallette nell’Africa orientale/Corno d’Africa per la quale l’UE ha stanziato 11 milioni di € di recente.

Che cosa fa l’UE per aiutare l’Africa ad affrontare il coronavirus?

L’Africa è per l’UE una priorità. Proponiamo di riassegnare dai programmi esistenti, accelerare e dare priorità a un importo di 3,25 miliardi di € per far fronte ai bisogni dell’Africa.

I paesi africani, al pari del resto del mondo, devono far fronte ai bisogni sanitari nell’immediato, ma subiranno poi anche le conseguenze economiche e sociali della pandemia. Enormi saranno i costi sociali ed economici del crollo della domanda mondiale e dei prezzi dei prodotti di base, cui si sommano sempre maggiori restrizioni e l’erosione dei redditi. Le organizzazioni criminali e terroristiche, inoltre, approfittano della crisi per continuare a compiere attacchi in diversi paesi, indebolendo ulteriormente la presenza dello Stato e l’erogazione dei servizi, in particolare nelle aree remote. In tutti i paesi sarà fondamentale preservare i margini di bilancio per salvaguardare i servizi sociali e mantenere la sicurezza.

Attraverso le delegazioni dell’UE monitoriamo quotidianamente la situazione in ogni paese, così da poter rispondere in modo mirato al contesto locale e ai bisogni locali.

Il pacchetto dell’UE comprende sia il sostegno bilaterale diretto ai paesi sia il finanziamento a organizzazioni internazionali quali l’OMS e altre agenzie dell’ONU. Il sostegno si concentrerà sul rafforzamento delle capacità di preparazione e di risposta dei paesi che hanno i sistemi sanitari più deboli. L’UE finanzia inoltre l’attività di ricerca, che concorre a rilevare e prevenire la trasmissione del coronavirus in Africa. Queste reti collaborano ad esempio con le squadre di risposta all’emergenza che si stanno costituendo in varie regioni dell’Africa.

Dal 2014 l’UE ha contribuito per 1,1 miliardi di € a potenziare il sistema sanitario nazionale in 13 paesi africani. Nel contrasto del coronavirus la nostra risposta si concentrerà sui specifici bisogni supplementari cui i paesi si trovano a far fronte a causa della pandemia.

Il Fondo fiduciario di emergenza dell’UE per l’Africa intende in particolare soddisfare i bisogni sanitari di base dei gruppi vulnerabili: sfollati interni, profughi, richiedenti asilo, migranti. Nell’ambito del Fondo fiduciario l’UE lavora a stretto contatto con tutti i partner sul campo per garantire parità di accesso al sistema sanitario e per promuovere la prevenzione delle malattie e la tutela della salute, in particolare fra i gruppi più vulnerabili come le popolazioni in movimento. Sarà possibile tenere a freno questa pandemia globale soltanto con un approccio inclusivo che tuteli il diritto di ciascuno alla vita e alla salute.

Il partenariato Europa-Paesi in via di sviluppo per gli studi clinici si accinge a emanare tre inviti a manifestare interesse, per un importo di oltre 25 milioni di € attinto a Orizzonte 2020, per sostenere la ricerca sul virus e rafforzare le capacità di ricerca nell’Africa subsahariana. Il primo invito, emanato il 7 aprile, verte sullo sviluppo delle capacità di sorveglianza e della diagnostica, sulla convalida dei test esistenti e sulla sperimentazione terapeutica degli agenti promettenti.

In collaborazione con la Banca europea per gli investimenti e con il sostegno della Fondazione Bill e Melinda Gates, l’UE accelererà gli investimenti nei laboratori di analisi del coronavirus in Africa destinando 80 milioni di € alla piattaforma europea di garanzia per la salute per l’Africa.

Citiamo alcuni esempi delle iniziative avviate a livello bilaterale.

L’UE parteciperà con 50 milioni di € all’attuazione del piano di risposta dell’ONU al coronavirus in Nigeria, mentre 10 milioni di € sono stati mobilitati per aiutare l’Etiopia a incrementare il numero dei laboratori diagnostici, kit per test diagnostici e centri di cura. In Sudan l’UE si adopera con un progetto umanitario di 10 milioni di € per l’accesso all’acqua pulita e ai servizi igienici e per sensibilizzare al virus la popolazione.

Un importo di 34,7 milioni di € sarà destinato a parare le conseguenze economiche del coronavirus in Sierra Leone per mezzo di un sostegno di bilancio che permetta di aumentare la resilienza e la stabilità del paese sul piano macroeconomico e di rafforzare il piano di risposta nazionale (25 milioni di €); grazie ai trasferimenti di contante tramite la Banca mondiale (5,2 milioni di €) sarà preservato il reddito delle popolazioni più vulnerabili e sarà dato sostegno all’agricoltura per aumentare la produzione alimentare (4,5 milioni di €).

L’esperienza della crisi dell’Ebola aiuterà i paesi africani a contrastare il coronavirus?

Nei paesi colpiti dall’Ebola le risorse investite per rafforzare la capacità di risposta del sistema sanitario nazionale stanno dando i loro frutti, perché è aumentata la resilienza di fronte alla crisi.

Durante la crisi dell’Ebola sono stati compiuti sforzi enormi per combattere l’epidemia, così che la malattia potesse essere tenuta sotto controllo grazie a terapie adeguate e vaccini. I lavori sono andati oltre quest’ambito interessando anche altri settori collegati. Nel 2017 l’UE ha avviato il progetto EBO-SURSY, che migliora il rilevamento della malattia da virus di Ebola nella fauna selvatica dei paesi africani. L’attuazione del progetto è già ben avviata in vari paesi dell’Africa occidentale e centrale, e comporta la formazione, la creazione di capacità e la sorveglianza epidemiologica attraverso il campionamento della fauna selvatica e le analisi di laboratorio. L’UE interagisce al riguardo con l’Organizzazione mondiale per la salute animale, così da permetterle di beneficiare dell’esperienza maturata sul campo con il progetto per estendere le attività di sorveglianza epidemiologica alla presenza del coronavirus nella fauna selvatica.

Nel 2018 sono stati avviati nell’Africa subsahariana, attraverso il partenariato Europa-Paesi in via di sviluppo per gli studi clinici che attinge a Orizzonte 2020, due progetti collaborativi di ricerca in collaborazione con i CDC Africa, dedicati alla preparazione per contrastare le epidemie di Ebola: ALERRT e PANDORA-ID-NET. I due consorzi hanno già riorientato al coronavirus l’attività di ricerca.

Sono stati sviluppati pacchetti del Team Europa per i Balcani occidentali?

Nei Balcani occidentali l’UE ha già mobilitato ingenti risorse, 38 milioni di €, per dare immediato sostegno al settore sanitario (l’Albania ha ricevuto 4 milioni di € per dispositivi medici salvavita di immediata necessità, fra cui 5 ambulanze completamente attrezzate, ventilatori, unità mobili di radiografia digitale e moderne apparecchiature di terapia intensiva; alla Bosnia-Erzegovina sono andati 7 milioni di € destinati a 7 500 kit diagnostici e dispositivi di protezione individuale per gli ospedali; il Kosovo ha ricevuto 5 milioni di € per apparecchiature di laboratorio e dispositivi di protezione, compresi 30 ventilatori, 5 ambulanze completamente attrezzate e 400 letti ospedalieri; al Montenegro sono stati destinati 3 milioni di € per attrezzature mediche, fra cui 100 ventilatori, 10 unità mobili di radiografia digitale e dispositivi di protezione individuale; alla Macedonia del Nord sono arrivati 4 milioni di € per attrezzature e forniture mediche, compresi 20 ventilatori, 5 000 kit diagnostici e un quantitativo ingente di dispositivi di protezione individuale; 15 milioni di € sono infine stati destinati alla Serbia per permetterle di pagare cinque voli merci carichi di 280 tonnellate di forniture mediche d’emergenza acquistate dal paese e di approvvigionare i gruppi vulnerabili della società). La Serbia ha inoltre riconvertito un laboratorio, di cui l’UE ha sostenuto con 7,5 milioni di € la modernizzazione, compreso l’acquisto di macchinari e automi ad alta tecnologia. Originariamente progettato per testare il latte e altri prodotti alimentari, il laboratorio è ora in grado di eseguire fino a 1 000 test del coronavirus al giorno.

Un importo di oltre 374 milioni di € è stato riassegnato e ridiretto verso l’aiuto ai partner per attutire l’impatto socioeconomico della pandemia (46,5 milioni di € per l’Albania, 73,5 milioni di € per la Bosnia-Erzegovina, 63 milioni di € per il Kosovo, 50 milioni di € per il Montenegro, 63 milioni di € per la Macedonia del Nord e 78,5 milioni di € per la Serbia). Tale sostegno aiuterà ad affrontare le conseguenze socioeconomiche della pandemia, in particolare per le imprese più colpite, comprese quelle che operano nei settori del turismo e dei trasporti. Altri 290 milioni di € sono stati individuati per contribuire alla ripresa socioeconomica della regione nel suo complesso.

Nell’ambito dello strumento per i rifugiati in Turchia stanno per essere avviati appalti per infrastrutture e attrezzature sanitarie su piccola scala per un importo di 90 milioni di €. Nel complesso l’UE offrirà ai partner dei Balcani occidentali e alla Turchia un importo di 800 milioni di € per rispondere al coronavirus.

Che cosa si fa nel vicinato orientale dell’UE?

Nell’ambito del Team Europa l’UE sta mobilitando, fra l’altro, un pacchetto di sostegno alle emergenze per un valore di oltre 140 milioni di € per far fronte alle esigenze immediate nel settore sanitario nei paesi del partenariato orientale. L’UE collabora con l’OMS nell’ambito di un programma da 30 milioni di € per l’acquisto in comune e la fornitura di dispositivi medici e di dispositivi individuali quali ventilatori, kit di laboratorio, maschere, occhiali, camici e tute di sicurezza. L’obiettivo primo è l’effettiva distribuzione del materiale ai sistemi sanitari dei paesi partner nelle prossime settimane.

L’UE ha inoltre messo a disposizione delle organizzazioni della società civile oltre 11,3 milioni di € di sovvenzioni di piccola entità. Questi fondi rispondono già ai bisogni immediati, ad esempio sostenendo le scuole locali con l’apprendimento a distanza. Entro l’estate il “programma di solidarietà del partenariato orientale” si rivolgerà alle parti più colpite della popolazione attraverso il sostegno alla società civile e, in particolare, le sovvenzioni a cascata ad organizzazioni locali di dimensioni più contenute.

La Commissione europea sosterrà altresì le piccole e medie imprese (PMI) in tutta la regione con un nuovo programma di sostegno da 100 milioni di €, così come riorienterà l’uso degli strumenti di finanziamento esistenti, quali il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD), per contribuire ad attutire l’impatto socioeconomico della crisi del coronavirus nei partner orientali dell’UE.

I programmi bilaterali UE in corso stanno già fornendo sostegno sul campo. In Ucraina, ad esempio, l’UE ha fornito attrezzature per il centro di pronto soccorso della regione di Donec’k, inviando 100 set di dispositivi di protezione individuale e oltre 70 litri di liquido antisettico altamente concentrato. In Georgia un’azienda di abbigliamento medico ha prodotto 40 000 camici nel giro di una settimana dall’acquisto di 12 macchine per cucire supplementari grazie a una microsovvenzione dell’UE.

I fondi riassegnati a livello bilaterale saranno destinati al sostegno dei partner orientali nella lotta contro la crisi del coronavirus con un totale di 962 milioni di €.

Che aiuto ricevono i paesi dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente?

Nel vicinato meridionale l’UE sta riassegnando il finanziamento complessivo di 2,1 miliardi di € a livello regionale e nazionale per aiutare i partner a parere l’impatto sanitario e socioeconomico della pandemia.

Come prima risposta all’emergenza, l’UE ha sottoscritto con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) un contratto di prestazione di sostegno personalizzato ai paesi partner per migliorarne la preparazione e le capacità di risposta nell’attuale emergenza. La nuova iniziativa europea per la sicurezza sanitaria, dotata di 9 milioni di €, abbraccia tutti i paesi del vicinato e dell’allargamento e si concentra sullo sviluppo delle capacità degli epidemiologi e del personale sanitario in prima linea nei paesi partner. Il filone del programma vertente sulla risposta di emergenza ha preso avvio con un’analisi delle carenze basata su indagini dettagliate nei singoli paesi; personale dell’ECDC dedicato sarà a disposizione per assistenza e consulenza.

Per parare l’impatto economico del coronavirus l’UE adatta i programmi economici regionali vertenti sugli investimenti e sull’innovazione per la regione, per un importo di 26 milioni di €, ponendo particolare accento sul rafforzamento della dimensione occupazionale. Si farà ricorso massiccio anche alla piattaforma d’investimento per il vicinato. Un importo di 100 milioni di €, che verrà a integrare gli strumenti esistenti, permetterà di accelerare i nuovi programmi con le istituzioni finanziarie europee, a sostegno soprattutto delle PMI e degli intermediari finanziari, iniettando liquidità immediata e aumentando i finanziamenti in valuta locale e il finanziamento al commercio.

In Medio Oriente le sfide sono particolarmente acute: i profughi sono presenti in numero consistente nella regione, così come foltissima è la popolazione di sfollati interni, con accesso limitato alle strutture sanitarie e igieniche e condizioni di vita caratterizzate da promiscuità. Il 30 marzo l’UE ha impegnato, attraverso il suo Fondo fiduciario regionale EUTF Siria, altri 240 milioni di € in risposta alla crisi siriana, a sostegno dei paesi ospitanti e dei profughi. Oltre 3,9 milioni di persone hanno accesso all’assistenza sanitaria grazie al sostegno messo a disposizione dall’UE in risposta alla crisi siriana nei paesi che ospitano profughi.

I progetti dell’UE in corso in Libano, che rappresentano 86 milioni di € in sovvenzioni, vengono riorientati per assicurare la continuità dell’assistenza sanitaria critica nell’emergenza coronavirus. L’UE ha ad esempio finanziato l’acquisto di dispositivi di protezione per 60 centri sanitari di base, tra cui maschere, guanti, camici, occhiali, visiere e articoli per l’igiene. Ulteriore assistenza è in preparazione, destinata soprattutto ai profughi palestinesi. L’UE incrementerà il sostegno alle PMI e metterà a disposizione 25 milioni di € per ampliare lo strumento di finanziamento commerciale della BERS per il Libano, allo scopo specifico di finanziare le importazioni di beni essenziali quali farmaci e attrezzature mediche. L’UE ha inoltre potenziato notevolmente il sostegno ai redditi con una dotazione supplementare di 100 milioni di € dell’EUTF Siria da destinare all’assistenza sociale.

In Giordania la gamma dei progetti sanitari in corso, che rappresentano un importo di 77,6 milioni di €, è quando possibile riorientata per garantire la continuità dell’assistenza sanitaria critica e per privilegiare l’approvvigionamento di attrezzature protettive e di forniture in risposta al coronavirus. L’UE proseguirà le iniziative volte a parare all’impatto sociale generale della crisi, offrendo sostegno per i redditi e per la protezione sociale delle persone più vulnerabili con un importo di 83 milioni di €; salirà così fino a 224 milioni di € l’importo totale dei programmi, in corso e previsti, volti a sostenere l’economia e la protezione sociale in risposta al coronavirus.

A favore dei palestinesi l’UE ha predisposto un complesso di misure assistenziali da 60 milioni di € che interesserà i settori seguenti. A sostegno del settore sanitario l’UE prevede di riassegnare 9,5 milioni di € ai sei ospedali di Gerusalemme Est per contribuire a coprire i costi causati dal coronavirus. Viste le sfide economiche che incombono, l’UE anticiperà il pagamento di 40 milioni di € di sostegno finanziario diretto all’Autorità palestinese per far fronte ai bisogni immediati. L’UE intende inoltre intensificare il sostegno alle PMI anticipando e aumentando di 5,5 milioni di € il contributo versato al Fondo europeo di garanzia del credito palestinese. Per parare l’impatto sociale della crisi l’UE intende riorientare 5 milioni di € verso il sostegno delle persone più vulnerabili nell’ambito del programma PEGASE di trasferimento di contante. Inoltre, per sostenere i profughi palestinesi in Cisgiordania e Gaza, che hanno accesso limitato alle strutture sanitarie e igieniche, l’UE ha previsto di anticipare il versamento del contributo di 82 milioni di € al bilancio del programma dell’UNRWA nel 2020.

La situazione in Siria è complicata a causa della frammentazione del paese. L’UE riorienta i programmi per la salute in corso (4,9 milioni di €) e accelererà l’aggiudicazione di un ulteriore importo di 1,7 milioni di €. Anche l’impegno di 36 milioni di € per il 2020 sarà in parte riorientato, così che le iniziative dell’UE siano il più possibile mirate e adatte a rispondere al coronavirus. I fondi saranno impiegati per dare priorità agli operatori della sanità non statale, perché l’UE non lavora con enti del regime né per loro tramite.

Riguardo all’Africa settentrionale, l’UE sosterrà il governo in Marocco cambiando l’assegnazione di 150 milioni di € e devolvendoli specificamente ai bisogni del fondo speciale marocchino per la gestione della pandemia di Covid-19. Sono in corso discussioni per riassegnare 300 milioni di € stanziati per rispondere alla pandemia accelerandone la mobilitazione per far fronte al fabbisogno finanziario eccezionale del paese. Nell’ambito dei programmi del Fondo fiduciario di emergenza dell’UE per l’Africa esistenti, l’UE continuerà per quanto possibile a dare accesso all’assistenza sanitaria ai migranti vulnerabili e a promuovere attività di sensibilizzazione sui comportamenti igienici positivi, in particolare attraverso partenariati con organizzazioni della società civile.

In Tunisia saranno mobilitati rapidamente i pagamenti ai programmi UE di sostegno del bilancio in corso, così da rifornire il Tesoro tunisino di liquidità per quasi 250 milioni di €. Ciò contribuirà agli sforzi del governo per far fronte alle conseguenze socioeconomiche della pandemia. L’UE sta intensificando il suo sostegno al settore sanitario: l’attuale programma “Saha Aziza” sarà esteso a tutti gli ospedali pubblici del paese per consentire alle autorità sanitarie di acquistare forniture mediche e fornire formazione e assistenza tecnica.

L’UE è pronta a liberare gli 89 milioni di € che restano nel programma di sostegno al settore sanitario per aiutare il sistema sanitario pubblico dell’Egitto. L’UE userà per contribuire ad attutire l’impatto socioeconomico della crisi un importo fino a 200 milioni di € nell’ambito dei programmi di cooperazione bilaterale del 2019 e del 2020.

In Libia l’UE persevera nell’intento di rispondere ai bisogni sanitari di base dei libici e di tutti i gruppi vulnerabili: profughi, richiedenti asilo, migranti, sfollati interni, in particolare coloro che si trovano nei centri di detenzione. Tramite i progetti nell’ambito del Fondo fiduciario di emergenza dell’UE per l’Africa è prestata assistenza medica d’emergenza, sono distribuiti kit per l’igiene e si sensibilizzano i comportamenti igienici positivi tra le popolazioni più vulnerabili. Il Fondo fiduciario continua inoltre a sostenere l’accesso ai servizi sanitari di base, il miglioramento dell’accesso all’acqua pulita e la riabilitazione delle infrastrutture sanitarie, a beneficio sia dei migranti sia delle comunità ospitanti, in particolare attraverso i 41 progetti per la salute già completati nel paese. L’UE contribuisce parimenti a predisporre un piano per sostenere la ripresa dell’economia dalla crisi coronavirus e formerà giornalisti allo smascheramento della disinformazione sul coronavirus e alla creazione di una piattaforma di verifica dei fatti online. Sarà inoltre prevista una formazione specifica per ostetriche e infermieri negli ospedali. Il prossimo programma per la salute contribuirà a migliorare il settore, in particolare il sistema d’informazione in risposta alle epidemie.

In che modo l’UE sostiene l’Asia?

La risposta dell’UE sarà globale così da non lasciare indietro nessuno. Le risorse saranno quindi riorientate anche per aiutare i paesi dell’Asia e del Pacifico (con 1,22 miliardi di €) ad affrontare la crisi e il relativo impatto, mirando specificamente l’azione ai paesi e gruppi di popolazione più vulnerabili.

In Asia l’UE sostiene le famiglie vulnerabili a Cox’s Bazar, in Bangladesh, dove per ridurre il rischio di infezione si stanno intensificando le attività di promozione dell’igiene. I fondi dell’UE aiutano a fornire acqua potabile e sapone a circa 240 000 profughi rohingya, oltre la metà dei quali bambini.

In Thailandia i progetti UE sensibilizzano al rischio di coronavirus le comunità vulnerabili cui apportano sostegno. Aiuteranno inoltre a distribuire materiale igienico-sanitario e protettivo.

Un importo di 216,2 milioni di €, sotto forma di sostegno di bilancio, aiuterà l’Afghanistan ad affrontare la crisi del coronavirus, permettendo al governo di garantire i servizi essenziali e sostenendo il settore agroalimentare. L’UE dirigerà finanziamenti verso il rafforzamento del sistema sanitario dello Yemen, in particolare per sostenere le comunità vulnerabili, fornire attrezzature essenziali agli operatori sanitari e aiutare la costruzione di strutture e di servizi nutrizionali.

Esempi dei modi in cui l’UE sostiene anche l’America latina e i Caraibi

Per affrontare la crisi del coronavirus e parare il relativo impatto, risorse per 918 milioni di € saranno riorientate per l’America Latina e i Caraibi, con destinazione specifica ad azioni a favore dei paesi e gruppi di popolazione più vulnerabili.

In Venezuela e nei paesi della regione l’UE sostiene, con un totale di 9 milioni di €, l’Organizzazione panamericana della sanità e la Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa nelle azioni di contenimento della diffusione del coronavirus e nei preparativi della risposta alla pandemia. Sono comprese misure volte a garantire alle popolazioni vulnerabili, compresi i rifugiati, un migliore accesso ai servizi sanitari di base e a servizi igienico-sanitari adeguati.

L’UE sostiene inoltre l’Agenzia della pubblica sanità nella regione caraibica CARPHA con 8 milioni di € a copertura dei bisogni urgenti, tra cui materiale di protezione, reagenti per test, materiale da laboratorio.

In Bolivia l’UE ha erogato 5 milioni di € a sostegno del bilancio per aiutare a fronteggiare le situazioni di emergenza dopo l’inizio della pandemia nel paese, sostenendo le famiglie di tutto il paese.

La Giamaica è ora dotata di 29 ventilatori in più per terapia intensiva grazie al programma PROMAC finanziato dall’UE.

FONTE: COMMISSIONE EUROPEA