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Pubblicato il 5 settembre 2019
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Divario dell’IVA: nel 2017 persi 137 miliardi di € di entrate IVA nei paesi dell’UE

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Secondo uno studio pubblicato oggi dalla Commissione europea, nel 2017 i paesi dell’UE hanno perso 137 miliardi di € di entrate provenienti dall’imposta sul valore aggiunto (IVA). Il cosiddetto “divario dell’IVA” – ossia la differenza complessiva tra il gettito IVA atteso e l’importo effettivamente riscosso – si è leggermente ridotto rispetto agli anni precedenti, ma rimane molto elevato. Questo notevole divario dell’IVA evidenzia ancora una volta la necessità di una riforma globale delle norme dell’UE in materia di IVA, come proposto nel 2017 dalla Commissione, e di una maggiore cooperazione tra gli Stati membri al fine di contrastare le frodi dell’IVA e di rendere funzionali le norme per le imprese e gli operatori commerciali che operano nella legalità. Il divario dell’IVA denota l’efficacia delle misure di applicazione e di controllo dell’IVA in ciascuno Stato membro, in quanto fornisce una stima della perdita di gettito dovuta alla frode e all’evasione, all’elusione fiscale, ai fallimenti, alle insolvenze finanziarie e agli errori di calcolo.

Il Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, Pierre Moscovici, ha dichiarato: “Il clima economico favorevole e alcune soluzioni politiche a breve termine messe in atto dall’UE hanno contribuito a ridurre il divario dell’IVA nel 2017. Tuttavia, per conseguire progressi più significativi servirà una profonda riforma del sistema dell’IVA che lo renda più resistente alla frode. Le nostre proposte di introdurre un sistema dell’IVA definitivo e favorevole alle imprese sono ancora sul tavolo delle discussioni. Gli Stati membri non possono permettersi di stare a guardare mentre miliardi di euro vanno persi a causa di pratiche illegali come le frodi a carosello e di incongruenze nel sistema dell’IVA.

Nel 2017 la Romania ha registrato il maggiore divario dell’IVA a livello nazionale, con una perdita del 36 % delle entrate IVA. Era seguita dalla Grecia (34 %) e dalla Lituania (25 %). I divari minori si riscontrano in Svezia, in Lussemburgo e a Cipro, dove in media la perdita riguarda solo l’1 % del gettito IVA. In termini assoluti, il divario dell’IVA più elevato (circa 33,5 miliardi di €) è stato registrato in Italia.

I risultati ottenuti dai singoli Stati membri variano ancora in modo significativo. Il divario dell’IVA è diminuito in 25 Stati membri e aumentato in tre. Malta (-7 punti percentuali), Polonia (- 6 punti percentuali) e Cipro (- 4 punti percentuali) hanno registrato buoni risultati, con una notevole diminuzione delle loro perdite di IVA. Anche altri Sette Stati membri, ossia Slovenia, Italia, Lussemburgo, Slovacchia, Portogallo, Cechia e Francia, hanno ottenuto risultati soddisfacenti, riducendo il loro divario dell’IVA di oltre 2 punti percentuali. Il divario dell’IVA è aumentato notevolmente in Grecia (2,6 %) e in Lettonia (1,9 %) e, in misura marginale, in Germania (0,2 %).

In termini nominali, nel 2017 il divario dell’IVA si è attestato su 137,5 miliardi di €, con una riduzione di 8 miliardi analoga a quella di 7,8 miliardi registrata nel 2016. Nel 2017 il divario dell’IVA rappresentava l’11,2 % del gettito totale dell’IVA nell’UE, rispetto al 12,2 % dell’anno precedente. Questa tendenza al ribasso può ora essere osservata per il quinto anno consecutivo.

La relazione sul divario dell’IVA pubblicata oggi si concentra sul 2017, trattandosi del periodo più recente per il quale sono disponibili dati completi sui conti nazionali e sulle risorse proprie. Lo studio realizzato quest’anno introduce tuttavia un elemento nuovo: un esercizio di previsione che fornisce le cosiddette “stime rapide” per l’anno che precede l’anno di pubblicazione, ossia il 2018. Secondo queste stime rapide, il divario dell’IVA continuerà con ogni probabilità la tendenza al ribasso e nel 2018 scenderà al di sotto di 130 miliardi di € e al 10 % del debito totale IVA.

Contesto

Lo studio sul divario dell’IVA è finanziato dal bilancio dell’UE e i suoi risultati sono pertinenti sia per l’Unione che per gli Stati membri, in quanto l’IVA rappresenta un contributo cospicuo sia ai bilanci nazionali sia al bilancio dell’Unione. Lo studio applica una metodologia “dall’alto verso il basso” che utilizza dati di contabilità nazionale per produrre stime del divario dell’IVA. Il metodo utilizzato, migliorato e perfezionato nel corso degli anni, offre ora la migliore combinazione di stime in termini di comparabilità dei risultati e di accuratezza.

FONTE: COMMISSIONE EUROPEA