Pubblicato il 16 luglio 2019

Consiglio Agricoltura (Bruxelles, 15 luglio): principali risultati delle discussioni sulla PAC post 2020 (aspetti ambientali e climatici)

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Durante la riunione del Consiglio Agricoltura svoltosi ieri 15 luglio 2019 a Bruxelles, i Ministri dell’Agricoltura degli Stati membri hanno avuto uno scambio di opinioni sugli aspetti ambientali e climatici delle proposte legislative sulla PAC post 2020.

Prima dell’inizio del giro di tavolo, il Commissario per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale Phil Hogan è intervenuto con riferimento alle proposte legislative sulla PAC post 2020, attualmente all’esame di Parlamento europeo e Consiglio dell’UE. In particolare per quanto riguarda gli aspetti ambientali delle regole sulla futura PAC, il Commissario ha dichiarato che i Ministri hanno dimostrato un livello di impegno verso le ambizioni ambientali e climatiche inferiore rispetto a quello espresso in seno al CSA, oltre che alle dichiarazioni dei Capi di Stato e di governo in occasione del vertice europeo del 20 e 21 giugno 2019. A conclusione dello scambio di opinioni tra i Ministri, Hogan ha ribadito la necessità di un “pensiero comune”, ricordando che il settore agricolo svolge un ruolo importante ed aggiungendo che le richieste di flessibilità, sussidiarietà e semplificazione non dovrebbero significare un basso livello di ambizione delle regole: un maggior livello di ambizione sulle tematiche legate al clima ed all’ambiente è stato fondamentale nel dibattito sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale per il periodo 2021-2027.

Durante il successivo dibattito, i Ministri hanno ampiamente sostenuto l’idea di una condizionalità rafforzata che deve riflettersi nei piani strategici nazionali, tuttavia una serie di riserve sono state espresse da parte delle delegazioni.

La Germania si è espressa a favore di requisiti ambientali più elevati, ed è stata sostenuta dalla Danimarca, secondo cui il settore agricolo dovrebbe diventare “neutrale” dal punto di vista climatico (ha ricordato l’impegno assunto dalla Danimarca per ridurre le emissioni di gas serra del 70% entro il 2030) e ciò può accadere soltanto grazie ad una PAC in grado di contribuire positivamente al raggiungimento degli obiettivi climatici ed ambientali.

Cipro ha ribadito la necessità di avere maggiore ambizione in termini di obiettivi ambientali, in linea con le aspettative dei cittadini e gli obiettivi dell’UE presentati nell’agenda strategica 2019-2024.

L’Irlanda ha affermato che l’azione per il clima rappresenta una sfida rivolta a tutti, invitando gli agricoltori, i cittadini ed i decisori politici ad agire correttamente nell’attuazione di un’efficace “architettura verde” della PAC, mediante misure chiare e semplici. Tuttavia, ad oggi sembrerebbe che gli Stati membri non abbiano una flessibilità sufficiente (ad esempio, quando un’elevata partecipazione agli eco-schemi porterebbe ad una riduzione lineare dell’aiuto al reddito), ed ha richiesto ulteriori discussioni a livello tecnico per trovare una soluzione praticabile a riguardo.

I Paesi Bassi sostengono fermamente la necessità di una maggiore ambizione per il raggiungimento degli obiettivi ambientali nella transizione verso un’UE “neutrale” dal punto di vista climatico entro il 2050, tuttavia hanno espresso la necessità di alcuni aggiustamenti ai testi proposti per tener conto del contributo della PAC al raggiungimento degli obiettivi da tutti condivisi. Sia i Paesi Bassi che la Svezia hanno chiesto un certa flessibilità finanziaria per gli eco-schemi per far fronte a situazioni in cui i fondi sono insufficienti se la partecipazione è più alta del previsto oppure i fondi restano inutilizzati se la partecipazione è bassa. Per la Svezia, la PAC post 2020 dovrebbe concentrarsi maggiormente su questioni quali l’innovazione, la digitalizzazione e la consulenza poiché conoscenze e tecniche nuove contribuirebbero all’aumento di una produzione sostenibile.

La Bulgaria ha insistito sulla necessità di incrementare gli sforzi per affrontare la sfida sul clima, mentre il Belgio ha fatto eco alla richiesta di regole in materia di condizionalità di più facile applicazione.

La Spagna ha ribadito di accogliere favorevolmente la creazione degli eco-schemi nell’ambito del primo pilastro.

Vi è stato un ampio sostegno delle delegazioni per lo stanziamento proposto di almeno il 30% a favore delle misure per il clima e per l’ambiente nell’ambito del secondo pilastro. Diverse delegazioni (Lussemburgo, Portogallo, Lituania, Irlanda, Lettonia, Estonia, Romania, Ungheria, Belgio, Slovenia, Slovacchia, Polonia, Italia, Francia, Repubblica Ceca e Cipro) hanno sostenuto la necessità di un livello più elevato di ambizione ambientale a fronte di un’adeguata dotazione finanziaria per la PAC.

La Lettonia ha denunciato il fatto che gli agricoltori non sono disposti a rispettare ulteriori obblighi, in ragione del basso livello dei pagamenti diretti nello Stato membro, mentre l’Ungheria ha ribadito che gli obblighi in materia di ambiente devono essere sostenuti da un adeguato livello di finanziamento.

La Polonia ha ricordato che il settore agricolo risente ancora degli effetti della siccità ed ha richiesto di prevedere deroghe alle regole in materia di ambiente (greening) e pagamenti diretti anticipati. Anche la Lituania ha fatto riferimento alla grave siccità che ha colpito per il secondo anno consecutivo il suo Paese.

Malta ha sottolineato che gli eco-schemi non dovrebbero essere obbligatori e che agli Stati membri dovrebbe essere dato sufficiente spazio di manovra, mentre le disposizioni in materia di ambiente e cambiamenti climatici dovrebbero tener conto delle situazioni e delle realtà locali. Anche il Ministro per le Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo Gian Marco Centinaio è stato molto critico nei confronti di questo punto ed ha sollevato problemi di sovrapposizione con le regole nell’ambito dello sviluppo rurale.

La Romania ha sottolineato la necessità di rendere gli eco-schemi il più attraenti possibile per garantire che gli agricoltori siano incoraggiati a parteciparvi, chiedendo ulteriori miglioramenti alla cosiddetta “architettura verde” della PAC (in particolare con riferimento alla definizione di ettari ammissibili).

La Bulgaria ha affermato che il carattere obbligatorio degli eco-schemi è una delle principali questioni aperte, inseparabile da altre questioni quali il sostegno accoppiato volontario e gli aiuti nazionali transitori.

La Slovenia ha dichiarato che gli eco-schemi dovrebbero tenere conto delle specificità nazionali, consentendo agli Stati membri di fissare la soglia per il raggiungimento dei propri standard, con maggiore flessibilità per quanto riguarda controlli e sanzioni.

Irlanda e Paesi Bassi hanno affermato che i fondi a disposizione per gli eco-schemi non dovrebbero essere lasciati inutilizzati.

Alcune delegazioni (Malta, Estonia, Bulgaria, Lettonia, Polonia, Cipro, Grecia, Ungheria, Italia, Lituania e Croazia) vorrebbero che si esonerassero i piccoli agricoltori dal rispetto dei requisiti legati alla condizionalità, e che i piccoli agricoltori beneficiassero della formazione obbligatoria.

Altre delegazioni (Germania, Slovacchia, Paesi Bassi, Belgio, Repubblica Ceca e Danimarca) hanno affermato che tutti gli agricoltori dovrebbero essere trattati allo stesso modo senza eccezioni.

Le delegazioni hanno concordano ampiamente sul fatto che gli eco-schemi dovrebbero essere obbligatori per gli Stati membri e volontari per agricoltori (Danimarca, Irlanda, Portogallo, Lettonia, Paesi Bassi e Repubblica Ceca); per alcune le nuove disposizioni non dovrebbero essere soggette a limitazione (Germania, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Cipro e Slovenia) in quanto potrebbe mettere a repentaglio il contributo della PAC al raggiungimento degli obiettivi climatici.

La Repubblica Ceca ha chiesto maggiore chiarezza sulla definizione di “agricoltore genuino” (genuine farmer). La definizione, basata su un principio volontario, deve essere considerata attentamente, poiché potrebbe potenzialmente significare che molte grandi aziende agricole saranno escluse dalle regole della PAC.

Il Belgio ha insistito sulla necessità di una maggiore coerenza tra politica commerciale ed impegni climatici, riferendosi specificamente all’accordo commerciale recentemente concluso con il blocco dei Paesi del Mercosur, esortando a non creare distorsioni di concorrenza.