News

Pubblicato il 30 maggio 2019

Riforme nei Balcani occidentali e in Turchia: valutazioni annuali e raccomandazioni

trade agreement

Confermando che una politica di allargamento credibile rappresenta un investimento geostrategico nella pace, nella stabilità, nella sicurezza e nella crescita economica di tutta l’Europa, la Commissione ha adottato oggi la sua valutazione annuale dell’attuazione delle riforme nei paesi partner dei Balcani occidentali e in Turchia, corredata di raccomandazioni sulle prossime tappe che attendono tali paesi.

Balcani occidentali

Una prospettiva europea concreta e credibile per i Balcani occidentali si conferma essenziale per favorire il cambiamento, incoraggiare la riconciliazione, esportare la stabilità nella regione e promuovere i valori, le norme e gli standard dell’UE. La strategia della Commissione per i Balcani occidentali, adottata nel febbraio 2018, ha dato origine a un rinnovato impegno dell’UE e dei suoi Stati membri e ha impresso un nuovo slancio a tutta la regione. Un anno più tardi, i paesi partner hanno compiuto progressi concreti dimostrando il proprio impegno nei confronti della prospettiva europea, benché nel complesso l’adozione delle riforme risulti eterogenea.

L’Albania e la Macedonia del Nord hanno colto tale opportunità e hanno realizzato riforme, specialmente nei settori definiti fondamentali dal Consiglio nel giugno 2018. Alla luce dei progressi significativi compiuti e delle condizioni pertinenti soddisfatte, oggi la Commissione ha raccomandato al Consiglio di avviare i negoziati di adesione con l’Albania e la Macedonia del Nord.

Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione, ha dichiarato: “I Balcani occidentali fanno parte dell’Europa e saranno parte del futuro dell’UE, di un’Unione europea più forte, stabile e unita. L’anno passato è stato caratterizzato da cambiamenti positivi in tutta la regione. L’Albania e la Macedonia del Nord hanno dimostrato una forte determinazione a proseguire il cammino verso l’UE e hanno conseguito risultati concreti che devono essere irreversibili. Per questo, oggi raccomandiamo al Consiglio di avviare i negoziati di adesione con l’Albania e la Macedonia del Nord. La politica di allargamento dell’Unione europea rappresenta un investimento nella pace, nella sicurezza, nella prosperità e nella stabilità dell’Europa.”

Johannes Hahn, Commissario per la Politica di vicinato e i negoziati di allargamento, ha dichiarato: “L’ Albania e la Macedonia del Nord hanno colto l’opportunità offerta dal rinnovato programma di allargamento e hanno realizzato le riforme necessarie. La Macedonia del Nord non ha solamente portato avanti il suo ambizioso programma di riforme ma ha anche raggiunto un accordo storico con la Grecia, mettendo fine alla controversia sul nome che si protraeva da 27 anni, un esempio per l’intera regione ma non solo. L’Albania sta attuando profonde riforme, segnatamente una marcata trasformazione del suo sistema giudiziario. Tutti questi sforzi testimoniano la forza di attrazione dell’Unione europea.”

La Commissione ha altresì pubblicato oggi il suo parere sulla domanda di adesione all’Unione europea della Bosnia-Erzegovina, corredato di una relazione analitica che esamina, per la prima volta, la situazione del paese in relazione a tutti gli standard applicabili agli Stati membri dell’UE. La Commissione ritiene che i negoziati di adesione debbano essere avviati una volta che la Bosnia-Erzegovina avrà raggiunto il necessario livello di conformità ai criteri di adesione e, in particolare, ai criteri politici connessi alla stabilità istituzionale necessaria per garantire, in particolare, la democrazia e lo Stato di diritto. La Bosnia-Erzegovina dovrà migliorare radicalmente il proprio quadro legislativo e istituzionale per garantire il rispetto di una serie di priorità dettagliate in materia di democrazia, Stato di diritto, diritti fondamentali e riforma della pubblica amministrazione. Il parere, che costituisce una tabella di marcia per la realizzazione di riforme globali in questi settori essenziali, rappresenta una pietra miliare nelle relazioni tra l’UE e la Bosnia-Erzegovina e imprime nuovo slancio al processo di integrazione del paese nell’UE.

Turchia

La Turchia è un partner fondamentale per l’UE ed è un paese candidato. Sono proseguiti il dialogo e la cooperazione, anche ai massimi livelli, in settori fondamentali di interesse comune, tra l’altro attraverso un’efficace cooperazione in materia di migrazione e sostegno ai rifugiati. Tuttavia, la Turchia ha continuato ad allontanarsi ulteriormente dall’Unione europea, mostrando un notevole arretramento per quanto riguarda lo Stato di diritto e i diritti fondamentali e l’indebolimento del sistema di bilanciamento dei poteri, provocato dall’entrata in vigore della riforma costituzionale. Nel giugno 2018 il Consiglio ha constatato all’unanimità che i negoziati di adesione con la Turchia erano giunti di fatto a un punto morto e che non si poteva pertanto prendere in considerazione l’apertura o la chiusura di nuovi capitoli. I fatti sui quali si fonda tale valutazione restano immutati.

Prossime tappe

Spetta ora al Consiglio prendere in esame le raccomandazioni della Commissione e adottare decisioni sulle prossime tappe.

Contesto

Processo di allargamento

L’attuale programma di allargamento riguarda i partner dei Balcani occidentali e la Turchia. Sono stati avviati negoziati di adesione con i seguenti paesi candidati: Montenegro (2012), Serbia (2014) e Turchia (2005). La Macedonia del Nord è un paese candidato dal 2005 e l’Albania dal 2014. La Bosnia-Erzegovina (domanda di adesione all’UE presentata nel febbraio 2016) e il Kosovo (accordo di stabilizzazione e di associazione entrato in vigore nell’aprile 2016) sono candidati potenziali.

Il processo di adesione all’UE continua a fondarsi su criteri consolidati, su una condizionalità equa e rigorosa e sul principio secondo il quale ogni paese sarà valutato in base ai propri meriti. L’adesione all’UE richiede l’attuazione di riforme complesse in un contesto difficile: si tratta di un obiettivo che può essere conseguito solo a lungo termine. Affinché tale processo possa proseguire, i paesi candidati all’adesione devono ottenere più rapidamente, in via prioritaria, risultati concreti e sostenibili sulle seguenti questioni fondamentali: Stato di diritto, riforma della giustizia, lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, sicurezza, diritti fondamentali, funzionamento delle istituzioni democratiche e riforma della pubblica amministrazione, nonché sviluppo economico e competitività.

I Balcani occidentali devono inoltre compiere progressi in materia di riconciliazione, relazioni di buon vicinato e cooperazione regionale, sull’esempio dell’accordo storico tra la Macedonia del Nord e la Grecia.

La strategia per i Balcani occidentali ha impresso un nuovo slancio alle relazioni tra l’UE e tale regione. Detta strategia è imperniata su settori che richiedono ulteriori sforzi e riforme da parte dei partner dei Balcani occidentali e sul maggiore sostegno dell’UE alla regione, attraverso una serie di impegni specifici raggruppati in sei iniziative faro.

Dall’adozione della strategia, l’UE si è concentrata sul rispetto dei propri impegni mediante un rafforzamento dell’azione politica, l’intensificazione della cooperazione in materia di sicurezza, il consolidamento dei legami operativi tra i Balcani occidentali e l’UE e le sue agenzie, la fornitura di un maggiore accesso ai finanziamenti e all’assistenza tecnica, nonché un riorientamento dell’assistenza finanziaria dell’UE nell’ambito dello strumento di assistenza preadesione (IPA), che nel solo 2018 ha rappresentato una dotazione annuale per i Balcani occidentali pari a oltre 1,1 miliardi di €.

FONTE: COMMISSIONE EUROPEA