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Pubblicato il 14 novembre 2018

Bilancio pluriennale dell’UE: il PE fissa le priorità post 2020

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Maggiori fondi per giovani, ricerca, occupazione e lotta al cambiamento climatico

  • Risorse adeguate necessarie per nuove sfide come migrazione, difesa e sicurezza
  • No a riduzione dei finanziamenti per politiche agricole e fondi di coesione
  • Nuove entrate dirette per sostituire in parte i fondi finanziati dai contribuenti

I deputati mercoledì hanno approvato la loro posizione sul prossimo bilancio UE a lungo termine, inclusi gli importi esatti destinati per ogni programma europeo.

Il Parlamento sottolinea la sua “unità e disponibilità” per i prossimi negoziati con i ministri dell’UE sul quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2021-2027 e si rammarica che gli Stati membri non abbiano “compiuto progressi significativi” nella ricerca di una posizione comune.

I deputati ritengono che la proposta di QFP presentata dalla Commissione europea sia un punto di partenza, ma il livello proposto “non consentirà all’UE di mantenere i suoi impegni politici e rispondere alle importanti sfide future”. Il Parlamento ha quindi confermato le seguenti priorità (elenco non esaustivo):

  • Fissare la dotazione finanziaria del programma di ricerca Horizon Europe a 120 miliardi di euro in costi 2018 (Commissione: €83,5 miliardi);
  • Rafforzare il piano strategico europeo di investimenti (“Piano Juncker”);
  • Incrementare i finanziamenti per le infrastrutture di trasporto e le PMI;
  • Mantenere il finanziamento delle politiche agricole e di coesione a lungo termine;
  • Raddoppiare le risorse per affrontare la disoccupazione giovanile, triplicare le risorse per Erasmus+;
  • Fissare il contributo dell’UE per gli obiettivi climatici a un minimo del 25% della spesa del QFP, per portarla al 30% il prima possibile, al più tardi entro il 2027.

Un nuovo e più semplice sistema di entrate

Per quanto riguarda la riforma delle entrate finanziarie dell’UE (“risorse proprie”), i deputati sottolineano che il sistema attuale è “molto complesso, ingiusto, non trasparente e del tutto incomprensibile per i cittadini dell’UE”.

Un nuovo sistema semplificato dovrebbe ridurre sostanzialmente i contributi diretti degli Stati membri basati sul PIL e garantire un adeguato finanziamento delle spese dell’UE nell’ambito del nuovo QFP. Il Parlamento vuole inoltre l’abolizione di tutte i meccanismi di riduzione e di correzione accumulati nel tempo.

I deputati chiedono l’introduzione di nuove risorse proprie, basate, ad esempio, su un nuovo regime di tassazione delle imprese (compresa la tassazione delle grandi imprese del settore digitale), sui proventi del sistema di scambio delle quote di emissione e su una tassa sulla plastica.

Infine, sottolineano che le entrate e le spese dovrebbero essere trattate come un unico pacchetto. Pertanto, tutti gli elementi del pacchetto QFP/risorse proprie e, in particolare, gli importi del QFP, dovrebbero rimanere sul tavolo dei negoziati fino al raggiungimento di un accordo definitivo.

La relazione intermedia sul QFP 2021-2027 – posizione del Parlamento in vista di un accordo – presentata dai correlatori Jan Olbrycht (PPE, PL), Isabelle Thomas (S&D, FR), Gérard Deprez (ALDE, BE) e Janusz Lewandowski (PPE, PL) è stata approvata con 429 voti in favore, 207 voti contrari e 40 astensioni.

Prossime tappe

Dallo scorso marzo 2018 con l’approvazione della risoluzione sul QFP adottata lo scorso marzo il Parlamento è pronto ad avviare i negoziati e le trattative potranno avere inizio non appena il Consiglio avrà raggiunto un accordo su una posizione comune. L’approvazione di un nuovo regolamento QFP richiede l’approvazione del Parlamento.

I deputati si aspettano “che si raggiunga un buon accordo prima delle elezioni europee del 2019, al fine di evitare gravi battute d’arresto all’avvio dei nuovi programmi a causa dell’adozione tardiva del quadro finanziario, come avvenuto in passato”.

Contesto

Circa il 94% del bilancio dell’UE è destinato a cittadini, regioni, città, agricoltori e imprese. Le spese amministrative dell’UE rappresentano circa il 6% del totale.

 

FONTE: PARLAMENTO EUROPEO