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Pubblicato il 6 aprile 2018

Proposta di direttiva sulle pratiche commerciali sleali nelle relazioni tra imprese nella filiera alimentare: presentazione da parte del Commissario Hogan in COMAGRI (Bruxelles, 12 aprile 2018)

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La Commissione europea pubblicherà il prossimo 11 aprile una proposta di direttiva sulle pratiche commerciali sleali nelle relazioni tra imprese nella filiera alimentare, che sarà presentata dal Commissario per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale Phil Hogan alla COMAGRI, nel corso della riunione straordinaria del 12 aprile.

La direttiva mira a combattere, attraverso l’introduzione di uno standard minimo comune europeo, le pratiche commerciali sleali lungo la filiera alimentare. Si tratta, in particolare, di una breve lista delle pratiche espressamente proibite e riguarderà esclusivamente i piccoli e medi fornitori che vendono prodotti alimentari a grandi compratori. La ragione di questa limitazione sta nella comprovata difficoltà di questi soggetti a difendersi dalle pratiche commerciali sleali, considerato il loro scarso potere contrattuale. È, quindi, necessario intervenire a livello legislativo per permettere a questi soggetti di competere in modo corretto e salvaguardare così tutta la filiera, obiettivo fondamentale di una politica agricola orientata al mercato.

La base giuridica della proposta è l’art. 39 del TFUE che ha l’intento di assicurare uno standard adeguato di vita ai produttori, non realizzabile, però, senza una regolamentazione ad hoc negli Stati membri. Si è quindi deciso di intervenire attraverso un atto legislativo UE perché le pratiche commerciali sleali possono essere molto dannose per gli agricoltori, perché capaci di mettere a repentaglio la loro redditività.

La direttiva intende sviluppare ulteriormente le misure nazionali già esistenti in 20 Stati membri, nonché il codice di condotta della Supply Chain Initiative (SCI) che, come sottolineato dalla stessa Commissione, ha avuto il merito di aumentare la consapevolezza sull’esistenza di queste pratiche e di promuovere la correttezza dei comportamenti commerciali. Tuttavia, la Supply Chain Initiative non è bastata da sola a coprire tutti gli aspetti della questione, anche perché diverse buying alliances of retailers (venditori al dettaglio) e diverse associazioni di agricoltori non vi hanno aderito, poiché si tratta di un’iniziativa volontaria.

La direttiva, secondo la volontà della Commissione, dovrebbe proibire diverse pratiche commerciali:

  • che l’acquirente paghi il fornitore per un prodotto alimentare deperibile più di 30 giorni dopo la ricezione o l’invio della merce;
  • che l’acquirente cancelli un ordine di beni deperibili quando ormai il fornitore non è in grado di trovare un acquirente alternativo;
  • che il compratore annulli, unilateralmente e retroattivamente, i termini dell’accordo di fornitura con riguardo a frequenza, tempi e volume degli ordini o delle spedizioni, agli standard di qualità o ai prezzi dei prodotti alimentari;
  • che il fornitore paghi per il deperimento di prodotti alimentari verificatosi nei locali dell’acquirente e non causati dalla negligenza del fornitore.

Inoltre, la Commissione mira a vietare alcune pratiche, qualora non siano accompagnate da disposizioni chiare dell’accordo di fornitura. In particolare:

  • che l’acquirente restituisca i prodotti al fornitore senza pagarli;
  • che il fornitore addebiti all’acquirente una somma al fine di assicurarsi o di mantenere un accordo di fornitura;
  • che il fornitore paghi per la promozione di un prodotto alimentare venduto dall’acquirente.

La direttiva europea dovrà essere accompagnata, nelle intenzioni della Commissione, dalla designazione di autorità competenti a livello nazionale, che dovranno coordinarsi con le Istituzioni UE.