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Pubblicato il 14 novembre 2017

COMAGRI: discussione sull’impatto della Brexit sulla PAC e sul settore agroalimentare dell’UE

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Durante la riunione della COMAGRI dello scorso 9 novembre, è stato presentato uno studio sull’impatto della Brexit sul settore agroalimentare dell’UE e sulla PAC (questioni commerciali, istituzionali e di bilancio), dal titolo “Implications of ‘Brexit’ for the EU agri-food sector and the CAP: budgetary, trade and institutional issues”.

Secondo lo studio condotto dall’Istituto Jacques Delors, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea causerà notevoli disfunzioni al budget della PAC e avrà anche consistenti effetti negativi sul commercio dei prodotti agricoli.

Secondo Eulalia Rubio la relatrice dello studio,  se il Regno Unito non contribuisse al bilancio dell’UE rispettando gli impegni per il 2019 e il 2020, le voci di spesa della PAC potrebbero non disporre dei contributi necessari per essere applicate. Inoltre, se non verrà raggiunto un accordo con la Gran Bretagna, Paesi come la Germania, i Paesi Bassi , la Svezia e l’Austria  dovrebbero finanziare questo divario di spesa, con un contributo superiore anche ai  10 miliardi di euro. Jörg Haas, l’altro relatore incaricato dello studio ha invece affermato che non esiste un calcolo preciso che permetta di quantificare con esattezza l’impatto economico che subirà la PAC dall’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, ma ha comunque ricordato che qualora le voci di spesa riguardanti la PAC dovessero rimanere le stesse decise in un Europa che comprendeva anche la Gran Bretagna, i contributi economici degli Stati membri dovranno sicuramente aumentare, mentre se si volessero ridurre le spese della PAC, tagliandole di circa 3 miliardi, i paesi che ne sono i maggiori beneficiari , come la Polonia sarebbero senza dubbio negativamente colpiti.

Sull’argomento è intervenuto l’europarlamentare Albert Deß (PPE) che ha affermato che la Commissione agricoltura ha l’onere di assicurarsi che i tagli di spesa che seguiranno la Brexit non si ripercuotano solo sulla PAC.

Il deputato irlandese Sinn Féin Matt Carthy, ha invece puntualizzato come lo shock della Brexit sia già stato ampiamente avvertito nei settori delle carni bovine e dei funghi a causa delle fluttuazioni monetarie subite dal mercato a seguito dell’annuncio dell’esito del referendum. Il deputato irlandese ha inoltre sottolineato le strette relazioni commerciali che legano il suo paese con l’Irlanda del Nord e ha auspicato che questa regione decida di rimanere all’interno dell’unione doganale e del mercato unico, augurandosi che questa scelta venga seguita anche dalla stessa Gran Bretagna.

I ricercatori Cecilia Bellora e Jean Fouré del Centro per la Ricerca Internazionale e la modellazione economica (CIREM) si sono invece soffermati sugli impatti commerciali che avrà la Brexit. I flussi commerciali  tra il Regno Unito e l’UE-27 si aggirano su 570 miliardi di $ (489 miliardi di €). L’agri-commercio rappresenta solo una piccola parte di questi flussi (11%). I principali esportatori verso il Regno Unito sono i Paesi Bassi, la Francia e l’Irlanda. Tuttavia, Fouré prevede che in caso di nessun accordo con la Gran Bretagna vi sarà una riduzione del 62% delle esportazioni unionali verso lo stato. Il relatore ha incalzato aggiungendo che per alcuni settori il commercio quasi collasserà, con una riduzione di addirittura il 90% delle esportazioni di carne bianca, latticini, carne rossa (carne bovina e agnello) e zucchero. L’Irlanda in particolare potrebbe dover affrontare una riduzione del 70% delle proprie  esportazioni di carni rosse. Inoltre, l’aumento delle tariffe di esportazione potrebbero comportare l’aumento dei prezzi anche per i consumatori, in particolare per i cittadini irlandesi, la cui nazione si ritroverà ad affrontare un aumento del 5% dei prezzi negoziali sui prodotti alimentari.