Pubblicato il 16 giugno 2017

DG AGRI: studio sulla distribuzione del valore aggiunto nella filiera alimentare biologica

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Lo studio pubblicato in data odierna dalla DG AGRI, dal titolo Distribution of the added value of the organic food chain, ha esaminato la creazione e distribuzione di valore aggiunto in una serie di filiere alimentari biologiche in diversi Stati membri. Nell’ultimo decennio infatti, il mercato biologico dell’UE è cresciuto più velocemente rispetto alle aree dedicate all’agricoltura biologica, il che solleva questioni sull’efficacia del funzionamento delle catene di approvvigionamento del settore.

I risultati ottenuti suggeriscono che si crea un valore aggiunto più elevato nelle filiere alimentari del settore biologico rispetto a quelle convenzionali. Tuttavia, non è stata riscontrata alcuna prova nel senso di una differente distribuzione della quota di valore aggiunto: anche nelle catene di approvvigionamento alimentare biologico, gli agricoltori sembrano aggiudicarsi una piccola percentuale di valore aggiunto. Ciò potrebbe spiegarsi alla luce di alcune similarità tra catene di approvvigionamento biologiche e convenzionali: parrebbe che la distribuzione del valore aggiunto dipenda fortemente dalla struttura e dalle caratteristiche specifiche della filiera, ad esempio dal suo livello di integrazione o dai rapporti di potere tra gli operatori del mercato.

Non sono stati identificati schemi comuni relativamente all’impatto che diverse modalità di vendita e diversi mercati possono avere sulla creazione e distribuzione di valore aggiunto; è chiaro però che investimenti nella qualità, un maggior interesse dei consumatori alla produzione biologica, la differenziazione dei prodotti e l’efficienza nella gestione della filiera sono tutti fattori rilevanti che contribuiscono all’incremento del valore aggiunto.

Qui è disponibile, in inglese, il testo dello studio.